Concorso Vini sfusi Premiata la cantina di San Martino in Rio per il Rossissimo

Il vino prodotto con uva Ancellotta vince la medaglia d’oro alla International bulk wine competition 2021 di Amsterdam 

Claudio Corradi

SAN MARTINO IN RIO. È un prestigioso riconoscimento internazionale quello conquistato dalla Cantina di San Martino in Rio nei giorni scorsi ad Amsterdam, dove il suo vino Rossissimo di Ancellotta ha conquistato la medaglia d’oro al Concorso Internazionale dei Vini sfusi 2021 (International Bulk Wine Competition 2021).


Il World Bulk Wine Exhibition è un’importante manifestazione di settore enologico che si svolge ogni anno nella capitale dei Paesi Bassi alla fine di novembre ed è un fondamentale momento di incontro fra le aziende del settore.

«Il mercato del vino sfuso – spiega il presidente della cantina Roberto Baccarani – è ancora oggi un settore molto interessante per il nostro territorio, soprattutto in funzione della tipologia delle nostre produzioni che notoriamente, questo non solo per noi ma per tutta la viticoltura provinciale, sono costituite in parte da Ancellotta ed in parte da Lambruschi».

L’Ancellotta, che è una varietà tipica autoctona della nostra pianura e che solo in questo territorio è in grado di esprimersi a livelli di eccellenza così elevati, è da sempre destinata unicamente alla produzione di vini sfusi.

Per le sue caratteristiche di colore intenso e brillante, oltre che di profumi non invasivi, è univocamente riconosciuta nel settore enologico come ingrediente, talvolta irrinunciabile, per la correzione dei vini di altri territori sia nazionali che internazionali.

Stiamo parlando di quello che sicuramente oggi è il più importante colorante naturale per utilizzo alimentare, il 75% del quale viene utilizzato dall’industria enologica ma che sta sempre più frequentemente riscontrando importanti sbocchi in altri settori.

Ovviamente il prodotto deve essere di qualità elevata ed è per questo che la cantina di San Martino in Rio, negli anni scorsi, ha voluto investire in tecnologie volte proprio a favorire produzioni di pregio come quella che, grazie alla sapiente arte messa in campo dal suo enologo, ha saputo conquistare il palato degli esperti internazionali.

La cantina di San Martino in Rio a dire il vero non è nuova a questi apprezzamenti, tanto che l’attestato appena ricevuto è il terzo di una serie destinata sicuramente a proseguire. D’altro canto l’azienda è una delle più importanti del territorio provinciale e con i suoi 320 soci, 1400 ettari di vigneto e una capacità produttiva di 300 mila quintali da sola rappresenta il 21% della produzione viticola di tutta la provincia.

Una realtà che ancora oggi mantiene la sua identità storica che risale al lontano 1907, e che vale il primato di cantina più longeva del Reggiano, ma che nel tempo si è costantemente ampliata e rinnovata mettendo in campo tecnologie sempre aggiornate e anche particolari, come per esempio quelle legate alle lavorazione del prodotto fresco senza anidride solforosa o quelle legate al concentratore. La produzione della cantina di San Martino in Rio ovviamente vanta anche un ampio repertorio di Lambruschi che peraltro, come ci spiega il vicepresidente Maurizio Messori responsabile del progetto bottiglia, «non si limita alla sola gamma di quelli reggiani ma è impreziosita anche da quelli modenesi, provenienti dai soci della provincia limitrofa. Questo permette la migliore valorizzazione del prodotto attraverso una ampia gamma di bottiglie, con alcuni nuovi prodotti di eccellenza, oltre alle classiche produzioni destinate ad importanti etichette con i rispettivi spazi di mercato».

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