Capodanno amaro per alberghi e ristoranti in Appennino: «Raffica di disdette, speriamo in marzo»

Forfait tra contagi e paura, tengono solo gli affitti. L’albergatore: «Senza musica flop del cenone: prenotazioni a -90%»

CASTELNOVO MONTI. Sarà un Capodanno certamente amaro per il turismo della montagna reggiana. Il mix fatto di neve sciolta dal troppo caldo e contagi record ha azzerato le aspettative per le vacanze di fine anno. A tenere sono solo gli affitti delle case vacanza mentre i ristoranti soffrono e molti albergatori sono ormai prossimi alla rassegnazione. «Avevo organizzato il cenone, poi hanno detto che non si poteva più fare musica e mi sono arrivate le disdette. In pochi giorni mi hanno cancellato il 90% delle prenotazioni». Decine di clienti che dovevano arrivare anche da fuori regione per passare il Capodanno all’albergo Miramonti di Toano. Poi l’ondata di contagi e le nuove misure anti Covid hanno creato il deserto attorno all’hotel con ristorante che domina la montagna reggiana e che ha visto fioccare le disdette, come racconta il titolare Erik Toni: «C’è poco da sperare e anche chi dice di essere pieno parla di situazioni particolari. Qui siamo tutti in perdita. C’è chi aveva prenotato in 20 persone, ma 3 sono positive e non se la sentono di venire. Non si può dare la colpa a nessuno e dobbiamo evitare i focolai, ma noi siamo una struttura grande e i costi sono tanti. Andiamo avanti come possiamo questo inverno ma è chiaro che serviranno aiuti per non affossare il settore».

Andando a Castelnovo Monti la situazione sembra leggermente più rosea, anche se di poco. «Fino a stamattina (ieri, ndr) per l’ultimo dell’anno eravamo pieni seppur ridotti nella capienza rispetto al passato. Ma stanno arrivando le disdette, una dopo l’altra». Patrizia Agnesini ha appena sparecchiato le tavole del pranzo servito nel suo ristorante di Castelnovo Monti, la storica Osteria Da Geremia e sa che nelle prossime 24 ore tutto può cambiare a suon di colpi di telefono facendo scemare l’incasso della cena di San Silvestro. «Viviamo nell’incertezza, i contagi e le quarantene costringono a casa molta gente» spiega la ristoratrice, presidente della Confcommercio per delegazione della montagna reggiana, dove si vive di turismo ma alle prese con una «stagione pazza». «L’estate è stata di fuoco ma anche in autunno siamo partiti benissimo, con la neve, tanti arrivi ed entusiasmo – racconta – poi è arrivata la pioggia e gli impianti si sono fermati. Infine questo nuovo picco di Covid, che è reale perché anche qui da noi in montagna non mancano i casi. Noi ci siamo attrezzati usando le Ffp2 e facendo ciclicamente i tamponi, riducendo i posti e per il cenone non abbiamo nemmeno 40 persone sugli 80 posti disponibili. Ma le telefonate dicono a noi e ai colleghi che dovremo ridurre ancora i posti a tavola. Stiamo vivendo ormai un controsenso: c’è più gente durante la settimana che durante le feste. La paura dei contagi è palpabile, anche noi siamo preoccupati e sappiamo che ormai non ci resta che sperare di recuperare al meglio con un rimbalzo da marzo. Adesso sono gli stessi clienti che ci chiedono se abbiamo controllato il green pass a tutti i clienti già seduti».


«Dei clienti ci sono e gli affitti non mancano – dice Cristina Zampolini, titolare dell’omonima agenzia immobiliare – chi può tornerà dopo il picco, ma certo è una bella botta per la montagna».

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