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Torna in servizio per vaccinare: «Non mi sono più fermata»

L'infermiera in pensione Clara Gualdi

Clara Gualdi, 70 anni, è un’infermiera di Reggio Emilia in pensione che ha accettato l’arruolamento: «Dovevano essere tre mesi, è diventato un anno. Un’esperienza bellissima»

REGGIO EMILIA. «Mia mamma, 70 anni suonati, è stata richiamata per somministrare i vaccini, solo per qualche mese: è da marzo che non si ferma mai...». Così la figlia Barbara ha additato con orgoglio la madre, Clara Gualdi, 70 anni, ex infermiera residente a Ciano d’Enza. Nell’attuale congiuntura della pandemia da un parte le lamentele dei cittadini per questo o quel disservizio sanitario si sprecano, dall’altro prosegue la favola (solo a parole, ma non riconosciuta dal punto di vista economico) degli infermieri “eroi”. Perciò vogliamo proporvi la storia di una pensionata che da mesi è impegnata in modo instancabile nelle vaccinazioni: una donna molto concreta, che fatica a stare al telefono per troppo tempo e che valorizza quello che ha ricevuto, anziché quello che ha dato.

Clara è una delle pensionate che l’Ausl di Reggio ha richiamato in servizio. «Dopo 40 anni di servizio all’ospedale Franchini di Montecchio sono andata in pensione. Pensavo di aver chiuso i battenti», racconta Clara.


Lavorava al pronto soccorso e sull’automedica: sempre in prima fila sull’urgenza. «Sì, diciamo che il lavoro statico non fa per me. A marzo scorso mi ha chiamato il responsabile del personale per chiedermi se ero disposta a dare una mano per i vaccini: non me la sono sentita di dire di no».

La 70enne è stata quindi arruolata come infermiere vaccinatore, con un contratto a tempo retribuito. «Non si tratta di volontariato – ha precisato l’interessata –. A Montecchio siamo in cinque, tra medici e infermieri rientrati in servizio ed è ovvio che nessuno di noi lo fa per soldi: lo facciamo perché amiamo il nostro lavoro e perché c’è la necessità».

Il contratto originario prevedeva tre mesi. «Ho iniziato il 16 marzo e sulla carta dovevo finire a giugno; poi giugno è diventato agosto, poi il 31 dicembre e adesso ho appena firmato fino a marzo 2022». Un anno.

Clara ha compiuto un tour de force notevole. «Non ho mai smesso. Non avrei mai pensato che sarebbe stata così lunga. Ho il turno al pomeriggio, sabato, domenica e festivi compresi; il riposo settimanale per me è al giovedì. A parte due settimane in agosto e la pausa del 24, 25 e 26 per stare con la famiglia. Pausa il 31 dicembre, il primo gennaio si ricomincia».

Possibile che mentre si assiste alla fuga dalle professioni sanitarie da parte delle nuove generazioni i pensionati reggano benissimo? «Mi spiace constatare questo fenomeno. I giovani non lavorano volentieri nei festivi. La sanità richiede sacrificio e passione: devi fare questo mestiere perché lo “senti”, altrimenti è meglio lasciar perdere».

Clara però vuole parlare dell’altra faccia della medaglia, quella positiva. «È un’esperienza bellissima. A Montecchio abbiamo formato un bel gruppo, si è creato un affiatamento particolare che secondo la mia esperienza non è affatto scontato. Questo lo scriva, ci tengo».

Ieri la vaccinazione ha riguardato la fascia di età dai 5 agli 11 anni. «È stato stupendo. Una bimba buffissima mi ha portato un disegno di un’infermiera con il camice (mi piace pensare che fossi io) e un cuoricino; l’ho conservato. Mia figlia? Si lamenta che mi vede poco, ma visto che non mi dà nipoti...».

Per quanto riguarda il rapporto con i cittadini che vengono per le iniezioni «c’è chi si presenta con l’intento di fare polemica, ma con me trovano poco pane per i loro denti. La maggioranza dei reggiani viene perché ha deciso di vaccinarsi: a questi basta spiegare la procedura nei termini giusti e tutto va per il meglio».

A proposito dell’impennata di contagi registrata negli ultimi giorni, Clara vuole lanciare un appello ai cittadini.

«Non ho dei superpoteri, non so come si risolverà questa situazione, ho solo delle speranze. Ma se vogliamo saltarci fuori, più ci vacciniamo e meglio è».

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