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In piazzale Fiume a Reggio Emilia la storica edicola chiude i battenti dopo mezzo secolo

Il titolare Osvaldo: «Peccato, mi sono fermato a 49 anni». Il cognato Sergio: «Ci mancherà il rapporto con le persone»

REGGIO EMILIA. «Si chiude dopo 49 anni di attività. Veramente io avrei voluto arrivare al traguardo dei 50 anni, ma mio cognato è stanco e vuole andare in pensione». Osvaldo Galletti, 75 anni, ha risposto ridendo, ieri, alle domande dei numerosi clienti venuti a prendere i giornali.

La storica edicola di piazzale Fiume chiuderà i battenti con la fine dell’anno per non riaprire più: l’ultimo giorno sarà domani mattina, 31 dicembre. Subito la notizia si è diffusa tra i residenti del centro storico, uno dei quali ha scritto una lettera: «Un altro pezzo di città che scompare. Una porzione piccolissima di città ma del tutto significativa. Era la vedetta avanzata su piazzale Fiume. Fin dal mattino presto, quando d’inverno è ancora notte, sapevi che lì c’era qualcuno che con un cordiale buon giorno, una battuta, e un sorriso ti allungava il quotidiano col quale davi inizio alla tua di giornate. Ora chiuderà, seguendo un percorso che vede sempre meno carta stampata, sempre più informazioni per immagini e forse sempre meno cultura».


Le edicole con le serrande abbassate ormai non si contano, per motivi anch’essi noti: la disaffezione dei giovani alla lettura, le news online, la concorrenza dei supermercati. Quella di piazzale Fiume, però, pareva resistere a tutto, perfino al Covid.

«Ho aperto il primo novembre del 1972. Questo è uno dei chioschi più longevi della città, insieme a Bertola e a quello di piazza Prampolini», spiega Galletti con orgoglio, accanto al cognato Sergio Ponzini, 68 anni, subentrato nel 1986. «All’epoca si lavorava moltissimo. E da qui passavano tutti: per moltissime personalità tenevo le mazzette, dagli avvocati Romano Corsi e Dino Felisetti al giudice Antonio Soda – prosegue Galletti con un pizzico di nostalgia –. Il calo del fatturato è uno dei motivi della parola fine: i giovani comprano solo fumetti. Ma il principale motivo resta la nostra età».

«Prima di lavorare qui facevo il tecnico in un ufficio, ma avevo meno soddisfazione – aggiunge Ponzini –. Noi portiamo anche i giornali a domicilio e, una decina di anni fa, ho salvato una signora: non mi ha aperto, ho chiamato la figlia e l’abbiamo trovata svenuta sul pavimento. Aveva avuto un malore: l’ho salvata. Ecco, mi dispiace il contatto con le persone. Abbiamo ricevuto tante manifestazioni di affetto, ieri ci è arrivata persino una cesta di frutta».

Osvaldo concorda: «Non mi mancherà la sveglia alle quattro, mentre mi mancherà il contatto umano».

Qualcuno rileverà l’attività? «La decisione l’abbiamo maturata nell’ultimo mese, non abbiamo nemmeno cercato un compratore. Ne approfitto per lanciare un appello: chi fosse interessato, può telefonare al 339-8839664».

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