Le aziende ottengono 200 mila euro senza avere i requisiti: sei denunce

reggio emilia. Le loro aziende individuali hanno percepito fondi di sostegno Covid per un totale di 200mila euro pur non avendone diritto. La Guardia di Finanza, al termine di una serie di verifiche, ha denunciato sei persone per il reato di indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato e, in un caso, anche per truffa all’erario, perché il titolare aveva falsificato il bilancio pur di accedere alle misure di sostegno.

Tra i denunciati figura un 65enne che è stato coinvolto nell’operazione Billions bis su un giro di fatture false e operazioni finanziarie illegali per 80 milioni di euro; ricordiamo che le due inchieste Billions, coordinate dal pm Giacomo Forte ed eseguite dalla Guardia di Finanza e dalla Squadra Mobile nel 2018 e nel 2020, sono sfociate in due processi, tuttora in corso, con oltre 200 imputati, alcuni dei quali legati alla criminalità organizzata calabrese. Il 65enne – che in Billions aveva un ruolo di secondo piano e di semplice utilizzatore di fatture false – è titolare di una ditta edile individuale a Casina.


In un altro caso è emerso che il titolare dell’impresa individuale con quei 30mila euro ci si era comprato la macchina, il che non sarebbe stato illegale se avesse avuto i requisiti.

Delle altre imprese finite nei guai quattro, a capo di altrettanti soggetti di origine calabrese, operano nel settore dell’edilizia e sono sparse per la provincia con sede a Ventasso, Cadelbosco Sopra, Castellarano e il capoluogo; una donna pakistana è titolare di un minimarket etnico in città; un altro imprenditore è un agente che si occupa di vendita di trattori agricoli nella nostra provincia.

Da tempo le Fiamme Gialle provinciali stanno eseguendo verifiche a tappeto sul legittimo accesso ai fondi Covid. Di recente la tenenza di Guastalla ha perfino scoperto delle aziende, già colpite da interdittive antimafia, che avevano percepito fondi Covid oppure individui destinatari di reddito di cittadinanza.

Nell’ambito di questo filone il Nucleo di Polizia economico-finanziaria ha concluso nei giorni scorsi degli approfondimenti nei confronti di piccole e medie imprese che hanno goduto di una serie di misure economiche di sostegno: ad essere verificato è stato lo scaglione delle aziende che hanno percepito un massimo di 30mila euro nel 2020, in base al volume d’affari dell’anno precedente.

Sulla carta i fondi Covid erano destinati a quelle ditte sane che sono state danneggiate o hanno avuto mancati introiti a causa della pandemia; in realtà, dalle verifiche dei finanzieri, è emerso che le imprese finite nel mirino già in epoca pre-Covid stavano sul mercato in modo non brillante e in taluni casi erano caratterizzate da pesanti passivi. L’ipotesi è che i titolari abbiano approfittato dei fondi statali a pioggia disposti dal decreto legge 23 del 202020, il cosiddetto “decreto liquidità”, per salire sul carro dei bisognosi senza averne i requisiti. Il Comando di Guardia di Finanza di Reggio proseguirà nei controlli su questo fronte.

Ambra Prati

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