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Covid, il Fuori Orario riaperto per sei soli giorni: «Di nuovo chiusi, sembra un barzelletta»

Amareggiata la società che ha rilevato il locale di Gattatico. Spadaccini: «Ho passato il Natale rispondendo al telefono»

REGGIO EMILIA. «Abbiamo aperto il 18 dicembre e chiuso il 23. Sei giorni di apertura, che erano di rodaggio poiché durante la settimana si fa poco. Sembra una barzelletta». Stefano Spadaccini è uno dei nuovi titolari del Fuori Orario di Gattatico, storico circolo Arci tempio di mitici concerti che proprio in questi giorni si accingeva a riaprire i battenti dopo una chiusura che è stata tra le più lunghe in provincia.

Non immaginando la “sorpresa” sotto l’albero: l’ulteriorie stretta anti-Covid che, per limitare il più possibile la crescita dei contagi, ha vietato fino al 31 gennaio – oltre alle feste, i concerti e gli eventi all’aperto – le discoteche e le sale da ballo in qualsiasi forma. Il decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 24 dicembre, è stato una vera doccia fredda per gli operatori del settore.


Un brutto colpo in particolare per il Fuori Orario, che sta scommettendo sul rilancioi. «A settembre abbiamo rilevato la società, il passaggio diventerà definitivo con la fine dell’anno – spiega Spadaccini –. Abbiamo costituito una nuova associazione formata da sette soci che ha mantenuto il marchio, proprio per mantenere vivo il nome». Da notare che l’attuale gestione ha rilevato «solo la parte storica del Fuori Orario, quella del vagone, della sala e del tunnel, mentre la parte più recente, dedicata alla gastronomia, non proseguirà: ha costi troppo elevati. Sul cibo ci limiteremo a somministrare prodotti regionali (come tigelle, piadina e panini) sul vagone: una sorta di birreria».

L’esordio avrebbe dovuto essere con un evento di sicuro richiamo: il doppio concerto di Vinicio Capossela, il 25 e 26 dicembre. «Avevamo già venduto 690 biglietti nelle due serate; contando che la nostra capienza attuale è intorno alle 400 persone, era quasi esaurito».

Invece, dopo due settimane di preparativi, non è rimasto che chiudere; con tanto di comunicati dell’ultimo minuto e foto su Facebook dello smantellamento del palco.

«L’aspetto positivo è che l’artista si è detto disponibile a recuperare le date appena possibile e tantissime persone, di fronte alla possibilità di farsi rimborsare o conservare i biglietti, hanno scelto quest’ultima opzione: pensavamo di ricevere proteste, invece il pubblico ha capito e ci è arrivata tanta solidarietà».

Spadaccini non nasconde la delusione. «Non voglio discutere le scelte della politica, ma formalmente trovo che un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 24 dicembre, quando io ero alla cena della vigilia, si poteva evitare. Il peggio per me è stato passare i due giorni di Natale attaccato al telefono a rispondere a tutti sul da farsi».

E d’altra parte «per i locali al chiuso, il mese di dicembre rappresenta un terzo dell’incasso annuale».

Resta il fatto che la struttura rimarrà vuota proprio nel momento più delicato. «Purtroppo si è deciso di chiudere solo la nostra tipologia di attività. Davanti alle regole noi ci fermiamo – commenta Spadaccini –. Sottolineo però che il precedente Fuori Orario è stato messo in ginocchio da due anni di non lavoro. E, di fronte a coloro che pensano che i circoli abbiano una fiscalità agevolata, sempre la precedente gestione ha ricevuto 7-8mila euro di ristoro a fronte di costi di mantenimento enormi».

Serranda abbassata dunque fino al 31 gennaio. E poi cosa succederà?

«E poi saremo nelle mani del governo. A febbraio si ragionerà sulle discoteche e sul ballo, ma intanto noi stiamo cercando forme che ci permettano di aprire. Ad esempio ci hanno proposto spettacoli di artisti comici con il pubblico seduto; stiamo valutando la fattibilità. Vedremo. Di certo la nostra intenzione è portare avanti il locale, non so ancora come».

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