Il monumento ai caduti di San Maurizio imbrattato con vernice spray nera

Organizzato dall’Anpi un presidio per testimoniare all’unanimità «lo sdegno e la condanna di un gesto vile»  

REGGIO EMILIA. I cippi dei caduti “ornati” da una lunga serie di scritte “W Stalin” di matrice da definire. Sono stati piuttosto turbolenti i giorni alla vigilia del Natale nella zona di Sa Maurizio, segnati dal vandalismo compiuto ai danni del monumento ai morti reggiani delle guerre del ‘900 lungo via Pasteur (il nome della via Emilia in quel tratto) all’altezza della scuola elementare Ariosto. Lo sfregio è stato presumibilmente compiuto nella notte fra mercoledì 22 e giovedì 23 dicembre ed è stato notato nella giornata di giovedì. Le frasi sono state dipinte con vernice nera non solo davanti ai tre cippi ma anche al già malandato ingresso al parco del Mauriziano, a poca distanza dalle steli. La grafia appare la stessa, l’autore si è concentrato sui luoghi di maggior valore simbolico della zona.

Come reazione, nella mattinata di sabato l’Anpi provinciale ha organizzato un presidio a cui hanno preso diversi militanti dell’associazione, singoli cittadini, il presidente dell’Anpi stessa Ermete Fiaccadori, il sindaco Luca Vecchi, il consigliere regionale reggiano Federico Amico e il presidente dell’istituto storico Arturo Bertoldi. Con loro il partigiano Giglio Mazzi, nome di battaglia “Alì”, che proprio in quella zona reggiana, all’epoca in buona parte campagna, ha combattuto nel 1944 e nel 1945. Mazzi faceva parte del distaccamento Katiuscia, parte della 37° Brigata Gap “Vittorio Santini”, attiva proprio da fra San Maurizio, Masone e Castellazzo.


Il gruppo ha deposto diversi mazzi di giorni davanti al monumento e ha sistemato sui tre elementi una lunga serie di volantini tricolori con la scritta “Viva il 25 aprile”, quantomeno per nasconderne l’impatto, in attesa di capire quale sia il modo migliore per intervenire per la pulizia.

Il marmo e il travertino che compongono il luogo di memoria sono piuttosto delicati, la vernice nera è in grado di impregnare in profondità e si valuterà come agire nella maniera più efficace. Il Comune ha già fatto sapere che si attiverà per il pieno ripristino di tutte le parte intaccate. I presenti hanno condannato quello che viene definito un «vile gesto che ha imbrattato un simbolo eretto a memoria del sacrificio di civili e partigiani per la conquista della libertà», sottolineando come si tratti di «un comportamento proprio della cultura della violenza tipica del regime fascista e ha richiamato il facile parallelo con gli atti di sopraffazione degli anni di quel buio ventennio». Rimane da capire la genesi del gesto, se si tratti di un vandalismo, di una ragazzata o di un’azione di ispirazione politica. Scrivere “W Stalin” davanti a un cippo partigiano crea un effetto discordante: nel periodo della Seconda guerra mondiale l’Unione Sovietica di Stalin è stata una delle colonne della guerra al nazismo e al fascismo, e per molti resistenti italiani di ispirazione comunista era anche il principale riferimento. In questo contesto, Stalin non era (e non lo è oggi, con tutte le analisi storiche di questi decenni) considerato un “nemico” della lotta resistenziale, e utilizzare questo nome può generare dubbi sull’origine dell’accaduto, o quanto meno sulla confusione nella testa degli autori.

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