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Dagli Appennini alle Ande: l’impresa cilena di due ciclisti reggiani

Federico Bertolotti di Guastalla e Marco Guarienti Torello di Gualtieri hanno pedalato per 2100 chilometri, salendo fino a quota 4800 metri

GUASTALLA. Si sono allenati per mesi sul nostro Appennino e poi sono partiti alla volta delle Ande per la loro personale impresa cilena. I protagonisti sono due sportivi amatoriali di 54 anni: Federico Bertolotti, guastallese, impiegato di Emil Banca, e Marco Guarienti Torello, titolare dell’azienda agricola La Palazzina, che vive nella storica villa di famiglia Torello – Malaspina – Guarienti a Gualtieri.

I due amici tra novembre e dicembre hanno pedalato per tre settimane in Cile per 2100 chilometri. Un viaggio, simile in parte quello fatto l’anno scorso da Jovanotti, che li ha portati ad attraversare il deserto di Atacama, con temperature prossime anche ai 50 gradi, e poi a salire fino a 4800 metri di altitudine, in direzione del passo di Jama, che divide il Cile dall’Argentina.



Un percorso avventuroso, anche per le difficoltà negli spostamenti legate alla pandemia, durante il quale i due amici hanno dormito talvolta in tenda in luoghi sperduti e hanno dovuto fare i conti con condizioni meteo impegnative, caldo e vento fra tutte.

La grande pedalata è stata seguita con interesse e ammirazione da tanti sportivi della Bassa. Come ormai consuetudine, podisti e ciclisti si tengono in contatto su WhatsApp. «La nostra chat si è piano piano allargata – racconta Bertolotti –. Molte persone che sapevano del nostro viaggio si sono unite alla conversazione per essere aggiornate».

La spedizione è partita il 22 novembre da La Serena, città cilena di cui è originaria la mamma di Marco Guarienti Torello. «Abbiamo affrontato complessivamente ventimila metri di dislivello attivo – spiegano i due ciclisti-. Per allenarci avevamo pedalato sul nostro Appennino. Quello a cui non eravamo pronti era l’altitudine, che rende molto difficile l’attività sportiva».

L’idea del viaggio è nata due anni fa. «Marco, che conosco per il podismo, dato che abbiamo fatto alcune maratone insieme, tra cui quella di New York, mi ha detto di comprare una bicicletta perché dovevamo fare una cosa eccezionale – dice Bertolotti - In breve tempo abbiamo iniziato a pensare a questa spedizione, resa difficile dall’andamento della pandemia. Quando in estate ci siamo allenati non sapevamo se saremmo riusciti a partire. La certezza l’abbiamo avuta soltanto a metà ottobre, quando il Cile ha aperto le frontiere ai turisti, cosa che, ad esempio, l’Argentina non ha fatto».

Il viaggio, durato complessivamente dal 15 novembre al14 dicembre, resterà scolpito nei ricordi dei due sportivi. «Abbiamo attraversato luoghi disabitati e mangiato nei locali dove si fermano i camionisti che attraversano il continente. Nel deserto di Atacama la cosa più complessa è stata la gestione dell’acqua, giravamo con 10 litri, che non sono tanti, considerate le temperature. Ricorderemo il vento, una variabile capace di sconvolgere qualsiasi piano di tappa, il sole sulla pelle e i paesaggi bellissimi, dove abbiamo incontrato tanti animali, soprattutto lama e vigogne». Un’esperienza che non mancherà di ispirare altri ciclisti reggiani.