Antimafia, occhi puntati sui cantieri privati

Siglato un protocollo che permetterà una nuova stretta contro le infiltrazioni. Sono 38 le interdittive firmate quest’anno

REGGIO EMILIA. Dal 1° gennaio del prossimo anno, per la prima volta in provincia di Reggio Emilia, diventerà operativo un sistema che permetterà a istituzioni e amministrazioni pubbliche di “entrare” più a fondo dei cantieri edili privati al fine di contrastare l’infiltrazione delle organizzazioni mafiose. Che, da sempre, fanno dell’edilizia uno dei loro business principali per riciclare denaro sporco e penetrare nel tessuto economico sano.

È una firma definita «storica» quella apposta ieri a palazzo Allende su un protocollo che mette insieme Prefettura, Provincia e tutti i 42 Comuni reggiani. A firmare per primi il documento, alla presenza dei rappresentanti di tutte le forze di polizia, il prefetto Iolanda Rolli, il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, e il presidente della Provincia, Giorgio Zanni.


il protocollo

«È inutile nasconderlo – ha dichiarato il prefetto – negli ultimi dieci anni il territorio reggiano si è trovato ad affrontare il serio problema delle infiltrazioni mafiose. Ma la risposta è stata corale, da un lato le istituzioni e dall’altro i Comuni che hanno sottoscritto protocolli importanti. E oggi, dopo un lungo lavoro di sintesi e confronto andato avanti due anni, oggi tocchiamo anche l’edilizia privata».

I controlli saranno estesi oltre la sola Scia (la comunicazione da effettuare all’amministrazione comunale quando si intendono effettuare interventi edilizi che comportino demolizione, restauro o ampliamento di immobili) e riguarderanno tutti i titoli a carattere dichiarativo, compresi quelli legati al Superbonus. Oggetto delle verifiche, che avverranno a campione in base a una “estrazione” casuale decisa da un algoritmo, saranno un 10% circa dei cantieri. Nel caso di estrazione i dati passeranno poi a un altro software predisposto già dal 2017 attraverso il quale andranno all’Ufficio associato legalità provinciale per essere poi incrociati con la banda dati nazionale antimafia.

I privati invece, per sapere se rientrano o meno in questa quota di estratti, dovranno inserire su un applicativo messo a disposizione dalla provincia il numero di protocollo di deposito del titolo.

le interdittive

A conferma di quanto il pericolo delle infiltrazioni mafiose sia ancora attuale sono anche i dati sulle interdittive comunicati ieri dal prefetto: quest’anno sono ben 38 quelle emesse contro le 15 del 2020. «Questo aumento – chiarisce la Rolli – è frutto anche dei due processi Aemilia e Grimilde, dai quali emergono nuove informazioni utili per identificare aziende a rischio infiltrazione. Si tratta principalmente di imprese edili ma non mancano attività impiegate nel ramo del commercio o della logistica».

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