Provincia, l’exploit a sorpresa del sindaco Elio Ivo Sassi

Il primo cittadino di Villa Minozzo riesce a fare il pieno di preferenze. Reggio “perde” un consigliere. Polemica Arcigay contro Signori (M5s)

REGGIO EMILIA. Un exploit inatteso per Elio Ivo Sassi, il più votato alle elezioni provinciali. Il sindaco di Villa Minozzo ha ottenuto 7.561 voti ponderati, pari a 75 voti singoli, superando la vicepresidente della Provincia, Ilenia Malavasi, sindaco di Correggio, che si è fermata a 7.456 ponderati (64 singoli). È quanto emerge dall’ultima tornata elettorale, che dopo aver portato in Provincia il primo consigliere targato M5s, Marco Signori, ha decretato un riassetto della rappresentanza territoriale.

EQUILIBRI


La montagna, ad esempio, è destinata ad assumere maggiore centralità, con il risultato di Sassi ottenuto verosimilmente strappando a sorpresa due voti in Sala Tricolore, mentre il Comune capoluogo passa da tre consiglieri a due: Claudia Dana Aguzzoli (riconfermata) e la new entry Fabiana Montanari, consigliera in Sala Tricolore ed esponente Lgbti+. Dalla montagna arriva anche Erica Spadaccini, consigliera di “Reggio è” a Castelnovo Monti in quota Coraggiosa, terza per preferenze (6.877, ovvero 29 voti singoli).

IL SISTEMA

In base alla LeggeDelrio le elezioni avvengono attraverso un complesso meccanismo di voto ponderato: l’elettore (sindaco o consigliere comunale) che appartiene ad un Comune con un minor numero di abitanti esprime un voto con un valore inferiore rispetto all’elettore di un Comune con un numero maggiore di abitanti. Ad esempio, la preferenza “vale” 34 voti ponderati se espressa da un consigliere o sindaco di Vetto, 59 se di Rolo o Casina, 109 se di Cavriago o Gualtieri, 171 se di Scandiano o Correggio, addirittura 949 per i 33 elettori (sindaco e 32 consiglieri comunali) di Reggio. Una tornata elettorale con un record di affluenza da quando il voto per la Provincia è diventato un’elezione di secondo grado. Dei 612 sindaci e consiglieri dei 42 Comuni reggiani sono stati 501 (81,86%) coloro si sono recati sabato nei seggi di Palazzo Allende. Sei i voti raccolti nel seggio speciale, allestito grazie alla Croce rossa per gli elettori in quarantena.

I RISULTATI

Alla fine, su tre le liste, nove consiglieri provinciali sono andati a Insieme, lista di centrosinistra che appoggia il presidente in carica Giorgio Zanni; la lista di centrodestra, Terre reggiane, ha confermato due seggi (qui la sorpresa è stata la mancata elezione del leghistaAlessandro Rinaldi); Provincia progressista, lista espressione di M5s e civiche, è riuscita a eleggere Signori.

I VOTI

Queste le preferenze: Provinci a progressista: Marco Signori 5.659 voti ponderati (17 voti singoli). Non eletti Sonia Viviana Grisendi 389 (3), Luca Grasselli 109 (1), Sara Martinico, Patrizia Maselli e Antimo Pappadia; Terre reggiane: Cristina Fantinati 6.796 voti ponderati (34 voti singoli), Davide Ganapini 4.439 (31). Non eletti Federico Predieri 3.107 (17), Alessandro Rinaldi 2.971 (9), Maria Cristina Camurri 168 (2), Monica Santini; Insieme per la Provincia di Reggio Emilia: Elio Ivo Sassi 7.561 voti ponderati (75 voti singoli), Ilenia Malavasi 7.456 (64), Erica Spadaccini 6.877 (29), Claudia Dana Aguzzoli 6.643 (7), Fabiana Montanari 6.643 (7), Nico Giberti 6.541 (45), Francesco Monica 6.487 (47), Elena Carletti 5.739 (39), Francesca Bedogni 5.473 (41). Non eletti Andrea Barozzi 289 (3), Elisa Cavatorti 218 (2), Mattia Giroldi 109 (1).

LA POLEMICA

Ma il voto ha acceso subito una polemica, innescata da Arcigay Gioconda, che esultando per l’ingresso in consiglio provinciale di Fabiana Montanari e augurando «buon lavoro» al presidente della Provincia, Giorgio Zanni, mette nel mirino Provincia Progressista («che riporta addirittura un arcobaleno nel simbolo») e il neo eletto Marco Signori: «Signori, il 29 maggio, in un forbito ma soprattutto delirante intervento bocciava la proposta di adesione alla rete Re.A.Dy (rete antidiscriminazione che si basa meramente su scambi di buone prassi tra amministrazioni pubbliche per promuovere il benessere delle persone Lgbti+) adducendo come giustificazione la teoria gender, la lobby gay, i pride come esibizioni oscene. Ci permettiamo di suggerire di evitare di inserire un arcobaleno, simbolo della comunità Lgbti+, nel logo elettorale di una lista che porta a sedere in consiglio provinciale chi tiene discorsi politici ufficiali di questo tenore».


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