Stalking di vicinato ad alto volume Per il frastuono scatta la condanna

Le tensioni da tempo a Massenzatico: un anno di reclusione (pena sospesa) per un 34enne

Tiziano Soresina

reggio emilia. Rapporti di vicinato talmente tesi – fra due famiglie che abitano a una sessantina di metri di distanza a Massenzatico – da sfociare non solo in denunce e controdenunce che vanno avanti da quattro anni, ma anche in due processi di cui uno si è chiuso in primo grado.


Alla sbarra un 34enne che è accusato di stalking, mentre si è costituito parte civile il vicino di casa 28enne che lamenta gli atti persecutori sino al novembre 2018. Due persone che, in pratica, rappresentano le rispettive famiglie. Davanti al giudice Chiara Alberti si è snodata una vicenda che per gli inquirenti ha il continuo frastuono come elemento-chiave. Come ricostruito in aula dall’accusa, le molestie hanno come punto di partenza la passione che prende il nome di tuning, vale a dire il modificare la parte estetica della propria auto, nel caso specifico l’impianto audio.

Due le macchine “incriminate”, modificate e potenziate, con uso sfrenato dei suoni emessi a tal punto da non far dormire i vicini di casa.

Stesso discorso per un potente impianto audio, utilizzato ad alto volume in ogni ora del giorno mediante l’uso di petardi.

Poi i rumori provenienti da un locale dell’abitazione utilizzato a mo’ di officina. Per chi ha indagato, la pressione sonora era dovuta dall’utilizzo prolungato di flessibili, per non parlare delle martellate e delle saldature.

I vicini che si ritengono danneggiati hanno prima cercato di trovare una soluzione investendo del problema il proprietario dell’immobile e che ha affittato la casa al 34enne (ora sotto processo) e alla sua famiglia. Un tentativo che non produce effetti. Stesso discorso quando viene interpellata la polizia locale facendo riferimento al “controllo di comunità”, cioè il progetto comunale che prevede momenti formativi per i cittadini, affinché siano responsabilizzati personalmente nel mantenere il corretto comportamento fra loro e con le istituzioni. Ma naufraga anche questo tentativo di neutralizzare il conflitto.

Fra l’altro si arriva – sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti – pure alle minacce di morte al vicino di casa costituitosi parte civile: «Bastardo... muori! Bastardo! Bastardo! Bastardo... muori, vieni fuori! Ti ammazzo! Secondo me è meglio se abitaste in paese!».

Tutto ciò, ha spiegato il 28enne l’ha costretto a cambiare le proprie abitudini di vita, cercando di uscire di casa il meno possibile per non incontrare i vicini.

Poi i problemi al sonno, con la necessità di ricorrere a cure mediche e farmacologiche.

Una vicenda che l’imputato nega, parlando di racconti esagerati, di vicini di casa estremamente suscettibili, di essere stato lui il minacciato e di aver presentato più denunce.

Durante il processo sono stati sentiti altri residenti di Massenzatico che vivono a maggiore distanza (dai 200 ai 500 metri) dalla casa al centro del processo: hanno confermato la musica ad alto volume.

Chiuso il dibattimento, l’accusa ha chiesto un anno di reclusione per il 34enne, richiesta di condanna a cui si è associato l’avvocato di parte civile Alessandro Nizzoli (con relativa richiesta di risarcimento-danni), mentre il difensore, sulla scia delle parole del proprio assistito, ha chiesto l’assoluzione.

Il giudice Alberti ha ritenuto provata l’imputazione, da qui la condanna ad un anno di reclusione (pena sospesa) e il pagamento di una provvisionale di 3mila euro alla parte civile.

«Questa è una storia che nasce come una normale tensione di vicinato per rumorosità – commenta, al termine, l’avvocato di parte civile Nizzoli – ma che ha avuto un’escalation tale da portarci fino in tribunale. Sotto traccia, pian piano, è diventato un problema decisamente serio».

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