La spedizione dei mille reggiani per protestare contro il governo

Alta la partecipazione allo sciopero indetto da Cgil e Uil. In molte aziende l’adesione ha sfiorato il cento per cento 

REGGIO EMILIA. Mentre i pullman partivano da piazzale Europa e da tutta la provincia in direzione Milano, in alcune aziende il lavoro si fermava del tutto. In altre subiva un deciso rallentamento. In provincia di Reggio Emilia è stato un successo sindacale lo sciopero generale indetto per la giornata di ieri da Cgil e Uil contro la legge di bilancio proposta dal governo Draghi e in via di approvazione nei prossimi giorni.

Un testo che, all’interno di migliaia di pagine, norme e cavilli, non ha accolto né tenuto conto delle linee guida proposte dalle sigle sindacali. Ieri dal Reggiano si sono mobilitati circa mille lavoratori che, nella mattinata, hanno partecipato alla manifestazione milanese. Il corteo si è radunato in piazza Castello, sotto la Madonnina, per sfilare attraverso il centro storico del capoluogo lombardo fino all’Arco della Pace, in piazza Sempione, dove si sono svolti i comizi e il collegamento con la piazza romana.


Alta anche la partecipazione allo sciopero in molte delle principali aziende e fabbriche della provincia reggiana.

Secondo i dati forniti dalla Cgil provinciale, infatti, da Interpump ad esempio l’adesione è stata del 100%, dell’80% negli stabilimenti di Grandi salumifici italiani, Fratelli Veroni e Gruppo ceramiche Gresmalt, del 90% alla Crown imballaggi.

Adesioni fra il 50 e il 65%, invece, in Flexilog, Centrale adriatica, Walvoil, Cantine Riunite e Progeo.

Comprensibilmente soddisfatto, dunque, il segretario provinciale della Cgil di Reggio Emilia, Cristian Sesena: «Siamo riusciti a portare mille persone in piazza e c’è stata una buona adesione nelle grandi aziende, tenendo cono anche della rapidità con cui abbiamo dovuto mettere in piedi questo sciopero, appena una decina di giorni».

A Milano «il clima è molto responsabile, c’è la consapevolezza di esseri qui per motivazioni giuste e la volontà di dar voce ad aspetti che sono purtroppo sotto traccia nel dibattito interno al governo, che ha preferito girare la testa dall’altra parte».

Fra i temi principali rivendicati da Cgil e Uil «i sette miliardi di sgravi fiscali per lavoratori e pensionati che premiano i redditi medio-alti e non chi ha più bisogno, ovvero le fasce fino a 25mila euro. Questo dà l’idea di come si voglia orientare il governo sul futuro: se tutte le persone che sono prossime alla soglia di povertà vengono ignorate non è un bel segnale».

Al centro anche la partita pensionistica che, prosegue Sesena, «attualmente non introduce elementi di novità rispetto alla legge Fornero. Noi ad esempio chiedevamo una pensione di garanzia per i giovani e per chi ha carriere più discontinue, allo stato attuale chi inizia a lavorare oggi andrà in pensione a 71 anni». Nelle piazze, ovviamente, è stato toccato anche il tema caldo della sanità: «Dire che stanno destinando miliardi di euro alla sanità – avverte il segretario Cgil reggiano – è un grande specchietto per le allodole. Questi fondi sono appena sufficienti, o non sufficienti, per ristorare le Regioni delle spese che hanno dovuto sostenere durante la pandemia. Non solo non c’è investimento, non c’è nemmeno la copertura di quanto è uscito dalle casse».

A seguito della mobilitazione, il 20 dicembre è stato fissato un incontro a Roma almeno sul tema pensionistico. «Poi vedremo – conclude Sesena – ma al di là della legge di bilancio questi sono i temi dell’agenda che contraddistinguerà le nostre battaglie nei prossimi mesi e nel prossimo anno».

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