Pini si aggiudica la villa di Rivaltella Investiti dal gruppo 3,8 milioni

Nessun altro imprenditore si è presentato ieri all’asta. Verso la costruzione di un nuovo stabilimento

REGGIO EMILIA. È stato il Gruppo Pini di Sondrio, che nel concordato Ferrarini contende a Bonterre l’acquisizione dell’azienda emiliana, ad aggiudicarsi ieri all’asta Villa Corbelli. Si tratta del quartier generale della Ferrarini a Reggio Emilia, che ospita anche lo stabilimento di produzione del prosciutto cotto. L’immobile era stato pignorato e messo in vendita dal tribunale reggiano per iniziativa di Unicredit, creditore della società di Reggio, in concordato dal 2018. Per il neo proprietario della villa, Roberto Pini, accusato in questi mesi di voler delocalizzare le attività «l’acquisto della villa di Rivaltella è il segnale più chiaro del nostro interesse per la crescita di Ferrarini ed è la dimostrazione di quanto crediamo nel progetto e nella sua storia, di cui la villa rappresenta uno dei simboli». Prosegue l’imprenditore: «Siamo contenti del risultato ottenuto, innanzitutto per la continuità aziendale e la tranquillità di dipendenti e maestranze. Adesso entra ancor più nel vivo il nostro progetto per la crescita in Italia dove, come Pini Italia srl e Ghinzelli srl, siamo i primi macellatori della filiera dop italiana con un milione e mezzo di capi annui, tanto che Pini Italia attualmente ha una quota di mercato del 20%».

Con Ferrarini, viene annunciato, «stiamo lavorando a percorsi integrati sulle filiere animal welfare, antibiotic free e sulla filiera biologica utilizzando esclusivamente suini del circuito dop nati, allevati e macellati nei nostri macelli italiani».


L’acquisto, continua Pini, «è la migliore smentita alle fake news di delocalizzazioni di produzioni di Ferrarini, una volta ottenuta l’omologa del concordato. Come già detto, non avrebbe senso acquistare una delle aziende simbolo dell’alimentare made in Italy e la sua sede principale, per poi delocalizzare la produzione in Spagna». Al contrario «la scelta di Pini holding di investire in Ferrarini parte dalla consapevolezza del valore delle produzioni oggi realizzate negli stabilimenti di Lesignano Bagni e Reggio Emilia e del valore delle persone che vi lavorano». Pertanto, «speriamo che dopo oggi nessuno dirà più che intendiamo delocalizzare le produzioni. Non è mai stato il nostro intendimento».

Dalla nota diffusa dalla Pini Holding, fondamentalmente traspare la conferma che il prossimo step, dopo che il concordato sarà omologato, consisterà nel costruire un nuovo stabilimento ma sempre in area reggiana. Tutto ciò considerando i vincoli della Soprintendenza a cui è soggetta Villa Corbelli, un gioiello del Seicento modificato e adibito a salumificio.

Tenuta della famiglia Levizzani nel XVII secolo, nel 1724 Villa Corbelli fu acquistata dal Duca di Modena e donata a Carlotta Aglae, moglie del principe ereditario. Fu quindi fatta restaurare ad opera di Orazio Batesi e servì per qualche anno come residenza estiva (1724-1727) in attesa della ultimazione della Reggia di Rivalta. Agli inizi del Settecento vi sono segnalati due oratori: l’uno dedicato alla Natività di Cristo, dei Levizzani, compreso nella villa, e uno nominato già nella Visita di Rinaldo d’Este del 1652, allora del signor Biagio Tassi, passato in seguito agli Zuccoli. Nel 1765 l’edificio era in cattive condizioni e nel 1782 il Duca Ercole III lo vendette a Bartolomeo Corbelli. Il complesso fu completamente ristrutturato da Luigi Ferrari Corbelli su progetto di Paolo Croppi nel 1856. L’architetto aggiunse stanze su ogni lato dell’edificio più antico ampliando così notevolmente la villa e riducendo le facciate all’aspetto attuale. La villa sviluppa un volume compatto a pianta rettangolare, orientato longitudinalmente in senso nord-sud, sviluppato su due livelli principali e mezzanini. Il tetto è a quattro falde, scalari, coronate in vertice da un lucernaio. Di particolare interesse sono anche da segnalare i resti del ponte in ghisa sul torrente Crostolo e i fabbricati di servizio al complesso. Il ponte fu costruito nel 1847 su progetto dell’ingegnere Schlegel di Milano. Fino a quando la palazzina è stata acquistata dalla famiglia Ferrarini che ne ha modificato l’impianto interno adibendolo a salumificio e a sede-simbolo dell’azienda.

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