Confindustria: «L’esplosione dei costi minaccia la crescita del settore ceramico»

Ieri a Sassuolo l’assemblea dell’associazione: il 2021 si chiude in forte ripresa, ma sul futuro si stagliano incognite

RUBIERA. «La bretella Campogalliano-Sassuolo? Non abbiamo novità di alcun genere, e mi chiedo come si continui a parlare di nuove opere quando non si riesce ad avviare quelle progettate da decenni».

Non ha usato giri di parole, il presidente confindustriale Giovanni Savorani, nel commentare l’ennesima stagnazione che blocca la più attesa opera viaria del circondario ceramico e non solo, la bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo, pensata per prolungare la A22, l’Autobrennero, sino al cuore del distretto produttivo.


Un intervento che comprende anche diversi interventi accessori, fra cui un nuovo ponte sul Secchia fra Marzaglia e Rubiera e, soprattutto, la tangenziale di Rubiera, necessaria per togliere almeno una parte del traffico pesante dal centro del paese reggiano, costantemente intasato.

Per quanto riguarda la tangenziale rubierese, vi sono discussioni sul tragitto da seguire. Il progetto inserito in quello della bretella prevede un percorso a Sud, da Rubiera a Bagno, con un accesso diretto dalla zona ceramiche di Salvaterra e Sassuolo. Il tutto è legato al percorso principale. Da tempo si attendono gli ultimi via libera governativi per completare le varie fasi progettuali, procedere con gli espropri e i primi cantieri di un pacchetto da mezzo miliardo di euro. Ma ancora tutto tace, come viene ribadito da Giovanni Savorani.

«E’ un’opera ferma da vent’anni, lo ha ricordato anche Milena Gabanelli, e non abbiamo segnali. Si tratta di un intervento fondamentale per tutta l’area, per gli abitanti e per il tessuto produttivo. Viene da chiedersi come si possa parlare di nuove grandi opere e del Pnnr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) quando l’Italia non è in grado di completare interventi come questi, che aspettano da due decenni», sottolinea.

«Il discorso è ancora più importante se pensiamo anche alla questione ambientale e alle riduzioni dei consumi. Si ribadisce sempre che è necessario aumentare il trasporto su rotaia per migliorare in questo campo, e sono d’accordissimo. Ma i grandi punti di smistamento merci vanno collegati con le imprese; come possono funzionare al meglio se non ci sono le infrastrutture per raggiungerli e utilizzarli al meglio?», è la domanda.

Che la situazione sia sempre più complessa è visibile a occhio nudo: «Io sono di Faenza, ormai la strada per Sassuolo l’ho fatta tante volte. Quando esco a Modena Nord e prendo la tangenziale, c’è sempre traffico. Ormai ho imparato a usare le strade basse, che attraversano paesi e centri abitati: anche lì c’è un flusso continuo, e non passo solo io, passano anche i mezzi pesanti. Non è una situazione sostenibile, per l’intero distretto, ma continuiamo a non avere risposte».

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