«Moto da cross nei boschi danni ambientali devastanti»

Legambiente ha scritto agli amministratori locali per segnalare il problema Nei giorni scorsi sanzionato un motocrossista nell’area protetta di Monte Duro

Jacopo Della Porta

VEZZANO. Motocross nei boschi, in zone vincolate dal punto di vista ambientale o persino di interesse comunitario.


Il fenomeno è noto e ampiamente diffuso e nei mesi scorsi Legambiente aveva scritto una lettera ai sindaci di Vezzano sul Crostolo, Quattro Castella, San Polo d’Enza, al presidente della Provincia e della giunta regionale per informarli della situazione e invocare misure di contrasto.

Domenica 29 novembre le Guardie ecologiche volontarie di Legambiente, di cui fa parte anche l’ex forestale Claudio Rossoli, hanno fermato un reggiano che stava facendo motocross a Monte Duro, che si estende nei comuni di Vezzano, Viano e Casina ed è una Zona di conservazione ambientale (e in quanto tale fa parte della Rete 2000, il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità).

«In quella zona è assolutamente vietato entrare con mezzi a motore – spiega l’assessore all’Ambiente di Vezzano, Mauro Lugarini – e sono anche state apposte delle tabelle che lo specificano chiaramente». La sanzione comminata al motociclista è di 50 euro. «Il problema è che non è semplice fermare queste persone – dice Massimo Becchi, presidente di Legambiente Reggio Emilia – Le nostre Gev nel fine settimana effettuano i controlli, ma le persone con le moto da cross, alcune senza targa o con targhe ricoperte di fango, alla nostra vista si allontanato per i sentieri».

A maggio Legambiente ha eseguito un sopralluogo e ha contato in poco tempo 45 moto da cross. Le zone oggetto della segnalazione della scorsa primavera sono quelle nei pressi della cosiddetta Costa di Montecavolo, tra la Mucciatella, Monte Bello, Monte Corniola, Monte delle Mandorle, Monte Pentile e Monte Sella. Tutte aree che Legambiente ritiene siano sottoposte a vincolo idrogeologico e di interesse ambientale.

«I danni provocati sono devastanti – dice l’associazione ambientalista – Devastanti dal punto di vista ambientale e nei confronti degli animali che vedono turbato e sconvolto il loro habitat da mezzi invasivi, rumorosi e “odorosi”».

Legambiente elenca una serie di danni strutturali: «Selciati di pietra sradicati e sconnessi, recinzioni e palizzate divelte, zone di attraversamento di rii e torrenti ridotte ad impraticabili pantani, aree magnifiche di bosco trasformate in campi da motocross e sentieri di terra battuta ridotti a fossi nei quali le acque trovano sfogo». Il traffico motorizzato sui sentieri produce, dunque, un alto impatto ambientale sulla fauna, sulla flora e sul fondo delle mulattiere e sentieri. Inoltre, «moto e quad rappresentano un pericolo per gli escursionisti ponendo un problema di sicurezza».

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