Enrico Grassi: «Nuovi soci e giovani talenti: E80 aggancia così il futuro puntando verso la Borsa»

Da sinistra Vittorio Cavirani e Enrico Grassi, soci del gruppo E80, nato dalla Elettric 80 di Viano

Il presidente Enrico Grassi prepara il salto anche per il passaggio generazionale «Il nostro più grande investimento resta sui ragazzi dentro e fuori l’azienda»

VIANO. Creano eserciti di robot che spostano autonomamente e in maniera efficiente merci nei magazzini di grandi aziende come Barilla, Coca-Cola o Nestlè. Ora l’obiettivo dichiarato è portare in due anni il fatturato da 320 milioni a mezzo miliardo di euro, per sbarcare poi a Piazza Affari. Tanta carne al fuoco per Enrico Grassi, che ha da poco lanciato nell’olimpo della finanza la sua Elettric 80, diventata ora E80 Group, aprendo il capitale sociale al salotto dell’imprenditoria internazionale tramite la Ruck, holding capitanata da Luigi Berlusconi - figlio del Cavaliere - formata da un gruppo di investitori di alta caratura tra cui Barilla, Marzotto e i Rovati. Il tutto per assicurare un futuro alla E80, multinazionale della logistica automatizzata che ha salde radici nella montagna reggiana, dove ha creato un eco-sistema sociale fatto di lavoro, famiglia, formazione e sport.

Presidente Grassi, cosa calamita su di voi tanto interesse?


«È frutto dell’innovazione. L’ultimo carrello nato e che sarà sul mercato a giugno del prossimo anno punterà ad esempio sulla sicurezza: siamo i primi al mondo ad avere le macchine che si muovono e rilevano per 15 metri intorno a loro velocità e direzione di qualsiasi persona che non rispetta i canoni di sicurezza, evitando l’incidente».

Il gruppo cresce su scala mondiale. Riuscirete a coltivare ancora l'idea di un sistema industriale a corto raggio basato su Viano?

«Noi ci basiamo sulla filiera corta, creata incorporando Bema, di cui io ero presidente e azionista. Abbiamo incorporato poi Smile, che si occupa del nostro software, e abbiamo colto anche l’occasione di aprire per un 25% il capitale sociale. Non a fondi speculativi, quindi, ma a un family office con cui sono entrati imprenditori che conosciamo, anche in ottica di passaggio generazionale, che da noi è già iniziato. I nostri ragazzi, sia mio figlio che il figlio del mio socio Vittorio Cavirani, ricoprono ruoli di marketing e tecnici. Penso che un ruolo anche finanziario con Luigi Berlusconi capofila di questa cordata sia la terza gamba necessaria per lo sviluppo a livello mondiale che l’azienda può avere. Intanto valorizziamo i nostri fornitori e partecipiamo in quelli più accreditati. Come Flash Battery di Sant’Ilario, di cui abbiamo acquisito il 40% del capitale e alla quale garantiamo quasi il 50% del fatturato. Un’altra azienda è GorFar di cui abbiamo rilevato il 51% con la quale svilupperemo tutte le nostre carpenterie e i nostri montanti e con cui stiamo costruendo a Carpineti uno stabile di 12mila metri che sarà operativo la prossima primavera. A regime ci saranno 150 professionisti, parte formati a Castelnovo Monti, dove abbiamo attivato il corso di saldatura robotizzata, così i giovani faranno esperienza trovando poi un posto di lavoro. Anche questo ci permette di accorciare fortemente la catena di fornitura».

Siamo nella montagna reggiana, luogo che rivendica il diritto di avere un futuro sociale contro lo spopolamento. L’eco-sistema creato da E80 sta attraendo i talenti sperati?

«Sì ma noi siamo partiti nel lontano 1992 a formare giovani perché non ce n’erano. Siamo partiti dalla scuola, mandando computer e i nostri ingegneri a Castlenovo Monti. Gli studenti poi si sono anche laureati portando amici dalle università per lavorare da noi. Così abbiamo capito che il sistema funzionava e lo abbiamo replicato all’estero».

Siete riusciti a connettere questa valle montana con il mondo?

«Qui è più complesso fare certe cose ma oggi abbiamo tredici filiali nel mondo interconnesse sempre con la casa madre di Viano, che controlla oltre 8mila macchine 24 ore su 24 per poter intervenire con i nostri clienti in tempo reale».

Da Baiso, qui poco distante da voi, viene un altro imprenditore come Fulvio Montipò, che sta facendo crescere la sua Interpump a suon di acquisizioni con risultati da primato. Matteo Storchi della Comer di Reggiolo sta seguendo una strada simile. Anche voi “mangerete per non essere mangiati”?

«Chi innova nel mondo punta sui giovani, non sui vecchi. Quando uno compra sta innovando poco ma ha magari bisogno di più volumi. Noi pensiamo di aver ancora tanta innovazione da creare e tutto quello che potremmo comprare da agganciare alla nostra filosofia di sistema e di prodotto può solo peggiorare la nostra qualità. Non vediamo oggi nel mondo aziende che possono risolvere i problemi che abbiamo con tecnologia pari alla nostra. Facciamo prima a farla noi che ad acquisirla. Poi ci sarà magari qualche start-up che può aiutarci, vedremo. La nostra non vuole essere arroganza ma è strategia».

Le vostre macchine sono diventate intelligenti. Ma i dati sono diventati un valore anche per voi?

«Stiamo lavorando affinché i dati ci permettano di fare molto di più. Ad esempio di effettuare la manutenzione predittiva. Questo è un servizio che permette ai clienti di essere serviti senza intoppi».

Continuate ad assemere giovani ma quando ad essere ragazzo era Enrico Grassi, pensava di arrivare fin qui?

«Facevo una cosa che mi piaceva. Solo in quel caso non ti poni limiti. Sicuramente ho sempre pensato che il successo non dipendeva solo da me. Per me e Vittorio non si poteva crescere senza delegare o senza fidarsi di altre persone su territori a 20mila chilometri di distanza. Poi serve sempre un controllo ma deve essere sulla strategia».

Tra rugby e calcio coltivate anche la cultura dello sport fin dai bimbi.

«Il più grande investimento che abbiamo è quello sui giovani. Quando sento qualche bambino che non vede l’ora di finire la scuola per venire a lavorare in Elettric 80 capisco che questa azienda non morirà».

Il vostro nuovo assetto prelude alla Borsa?

«Noi ci stiamo preparando perché dal 2024 in poi può succedere. Non c’è nessuna decisione presa ma l’importante è essere pronti».

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