Consumatori beffati, scure sul Ccpl: la maxi multa dall’Ue è di 9,4 milioni

A 11 anni dall’inizio del contenzioso la Commissione Europea vince il secondo round e va all’incasso

REGGIO EMILIA. Il Ccpl ha perso la contesa con la Commissione Europea ed è stato condannato al pagamento di una multa da nove milioni e mezzo di euro. A ben undici anni dall’inizio della contesa, la Commissione Europea ha vinto infatti contro l’ex colosso industriale della cooperazione reggiana, proprietaria di Coopbox, l’azienda di Bibbiano specializzata negli imballaggi alimentari al dettaglio. Un’azienda fino a qualche anno fa di caratura internazionale, accusata dall’Antitrust europeo di aver fissato i prezzi insieme agli altri concorrenti del settore, causando un danno ai consumatori.

IL RILBATONE


Nel 2019 però l’ex corazzata cooperativa aveva vinto in primo grado tirando fuori un coniglio dal cilindro, contestando cioè un difetto di motivazione. Multa cancellata e Commissione Europea condannata a pagare le spese. Ora il ribaltone che vede soccombere il Ccpl, costretto a mettere mano al portafogli attingendo da riserve che erano già state accantonate a partire dal 2013, quando il gruppo aveva deciso un’operazione “verità” messa in campo dal dirigente cooperativo Lino Versace, chiudendo il bilancio con una perdita da 101 milioni di euro con l’uscita dell’ex dominus Ivan Soncini che causò un terremoto nel mondo delle Coop a pochi mesi dal crollo del mondo delle costruzioni.

RICORSO DELL’UE

L’Europa, infatti, non si è certo persa d’animo, giungendo così alla nuova decisione con rimodulazione della multa che – seppur fortemente ridotta rispetto all’iniziale pretesa del 2015, da 33,6 milioni di euro – resta comunque una sanzione milionaria. La sentenza, passata sottotraccia, è giunta a inizio 2021 e il pagamento da parte del Ccpl sarebbe già iniziato da fine estate. Una vicenda partita attorno al 2010 ed entrata nel vivo a giugno 2015, quando la Commissione ha adottato una decisione nei confronti di diverse società per la loro partecipazione ad almeno uno dei cinque distinti cartelli nel settore degli imballaggi alimentari al dettaglio. Le società «hanno fissato i prezzi e assegnato ai clienti i vassoi rigidi in polistirene espanso o polipropilene, in violazione delle norme antitrust dell’Ue» scrive la Commissione nella recente sentenza firmata dalla vice presidente esecutiva Margrethe Vestager. La decisione del 2015 era destinata a dieci imprese (otto produttori e due distributori). Con alcune differenze tra i cartelli, la decisione del 2015 ha constatato «che le imprese partecipanti fissavano i prezzi, ripartivano clienti e mercati, manipolavano le aste e si scambiavano informazioni commerciali sensibili in ognuno dei cinque ambiti geografici». Insomma «pratiche anticoncorrenziali si sono protratte dal 2 marzo 2000 al 13 febbraio 2008, con differenze per quanto riguarda la durata delle cinque infrazioni, che varia da poco più di un anno a quasi otto anni. Ai destinatari della decisione del 2015 sono state inflitte ammende per un importo totale di 115,8 milioni per la loro partecipazione alle infrazioni».

LA RISALITA

Nel 2015 la Commissione ha inflitto quindi al Ccpl (titolare delle quote di Coopbox) sanzioni pecuniarie complessive pari a 33.694.000 euro per la sua partecipazione a tre dei cinque cartelli. Nel luglio 2019, il tribunale europeo ha annullato le sanzioni pecuniarie inflitte a Ccpl e Coopbox «per mancanza di motivazione sufficiente in merito alla riduzione delle ammende loro concessa». La sentenza non ha messo in dubbio però la responsabilità del Gruppo Ccpl per i tre cartelli. L’attuale decisione affronta infatti l’errore procedurale individuato dal tribunale e impone ammende a tre società del gruppo Ccpl, vale a dire Ccpl S.c., Coopbox Group spa e Coopbox Eastern s.r.o in Slovacchia. Questa decisione tiene conto del fatto che le ammende per ciascun cartello non devono superare il 10% del fatturato totale del Gruppo Ccpl nel 2019. Punto questo che potrebber portare a un’ulteriore limata della multa. Fatto sta che si è ormai giunti alla fine di una vicenda che ha visto barcollare il Ccpl, tenuto in piedi tramite una cura da cavallo sotto l’egida delle banche. Al suo interno di industria rimane ben poco: il cuore del Ccpl sono le partecipazioni finanziarie, Unipol in primis.

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