Parmigiano, dopo la polemica lo spot verrà cambiato

REGGIO EMILIA. Marcia indietro del consorzio del Parmigiano-Reggiano sul nuovo spot del «re dei formaggi» che raccontava la storia di Renatino, un casaro che lavora 365 giorni l’anno ed era felice.

Dopo le critiche piovute in rete sull’immagine «patinata» data del lavoratore, contestata anche da Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, il consorzio annuncia infatti la decisione di «modificare lievemente la pianificazione della campagna, potendo intervenire sul quarto spot apportando alcune modifiche che accoglieranno quanto emerso». Il direttore comunicazione, marketing e sviluppo commerciale Carlo Mangini sottolinea infatti: «Il nostro prodotto è inclusivo, gestiamo un patrimonio reputazionale che è merito di coloro che lo producono da quasi mille anni e ne sentiamo l’enorme responsabilità». Per «questa ragione ci dispiace se la volontà di sottolineare la passione dei nostri casari è stata letta con un messaggio differente, che non abbiamo avuto la sensibilità di rilevare e che, grazie al dibattito accesosi in rete, raccogliamo con grande rispetto».


Quella messa in video, tuttavia era «una licenza narrativa per raccontare al consumatore che il Parmigiano Reggiano si produce, con grande passione ogni giorno». Così, conclude Mangini, «ogni giorno, 365 giorni l’anno, trasformiamo il nostro latte nel più apprezzato formaggio del mondo e lo continueremo a fare con sempre maggiore sensibilità nei confronti di coloro che lo consumano nel mondo».

Anche Stefano Fresi, su Instagram, ha pubblicato un lungo video messaggio per rispondere, «alla quantità di messaggi e insulti» che gli sono arrivati dopo la messa in onda dello spot. «È una pubblicità, un'opera di finzione - dice Fresi - e quando “Renatino”, che non si chiama così nella vita, racconta di essere felice di non andare a Parigi e di non vedere mai il mare perché lavora 365 giorni al Parmigiano Reggiano, è una cosa che serve allo sceneggiatore per magnificare il prodotto». Quindi, si chiede Fresi, «perché reagire in questo modo ad una opera di finzione? Si può dire che è brutta, che è bella, ma non farne una lotta di classe, di politica, di diritto del lavoro, di sfruttamento dei lavoratori, perché non è un documentario, è una finzione. Non credo siano stati fatti dei torti ai lavoratori facendo questo spot pubblicitario», conclude l’attore.

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