Gratteri: «Cari ragazzi è arrivato il momento di fare delle scelte»

Il procuratore capo ieri al Centro Internazionale Malaguzzi «Migliorare il sistema giudiziario contro la ’ndrangheta»

Luca Giuseppe Murrone

REGGIO EMILIA. «Sono contento di essere tornato in provincia di Reggio. Non esiste un vero vaccino per sconfiggere qui la ‘ndrangheta. Ne esiste uno collettivo e culturale che consiste nel migliorare il sistema giudiziario e renderlo proporzionato alla realtà criminale». E sul brutale omicidio di Cadelbosco Sopra: «Sono contento del lavoro delle forze dell’ordine in questo territorio e non voglio fare nessuna invasione di campo».


Queste le dichiarazioni - rilasciate alla Gazzetta - del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri da ieri e per tutta la giornata di oggi tornato nella nostra provincia per partecipare all’undicesima edizione del festival della legalità “Noicontrolemafie”. Si è soffermato sul nostro territorio ma non solo perché il tema del primo appuntamento che l’ha visto protagonista al Centro Internazionale Loris Malaguzzi era “A che punto sono le azioni di contrasto alle mafie”. Un tavolo di relatori di altissimo livello si è confrontato e ha risposto alle domande del direttore scientifico del Festival e uno dei massimi esperti di storia delle mafie, Antonio Nicaso. Dopo i saluti istituzionali da parte del presidente della Provincia Giorgio Zanni e del sindaco di Reggio Luca Vecchi, la parola è andata al prefetto Iolanda Rolli che soffermandosi sulla criminalità mafiosa nel nostro territorio ha dichiarato: «Aemilia non è una pagina chiusa, è ancora aperta ed è molto complessa. Per questo è necessario sviluppare le coscienze di tutti. Stiamo aiutando il territorio a sviluppare consapevolezza». Ai giovani studenti di diversi istituti reggiani hanno parlato anche il prefetto Francesco Messina, direttore centrale Anticrimine della polizia di Stato, il generale Pasquale Angelosanto, comandante del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri, il generale Alessandro Barbera, comandante Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata. Gli esperti relatori si sono concentrati sulle loro attività di contrasto al crimine. Nel corso dell’evento, inoltre, si è avuto modo di soffermarsi sull’evoluzione criminale della ‘ndrangheta in particolare: «Una mafia che il più delle volte è silente» l’ha definita Antonio Nicaso. E su questo aspetto il generale Barbera ha portato l’attenzione di un’intercettazione ad un capo clan che diceva a un altro: «Non ho bisogno più di far bum bum ma ho bisogno di fare clic» per spiegare al meglio ai ragazzi le evoluzioni delle mafie.

«Negli ultimi anni tutte le organizzazioni criminali tendono ad ampliarsi nei territori dove operano ed espandono i propri interessi anche nei settori della cosiddetta società civile» le parole pronunciate ai ragazzi da Pasquale Angelosanto comandante dei Ros dei Carabinieri. Il prefetto Messina si è soffermato sulla pervasività della criminalità organizzata definendola «cancro della società». Un «cancro della società» che anche nel nostro territorio ha provocato diverse ferite. Da Aemilia in poi, quindi, la ‘ndrangheta, ha cambiato pelle, ha cambiato “modus operandi”? Su questo, Gratteri per chiarire gli intrecci che rendono più potente la ‘ndrangheta sul territorio, ha dichiarato ancora: «Il problema dei mafiosi è utilizzare i soldi. La ‘ndrangheta, seppur cruda, a volte violenta, non è in grado di fare riciclaggio sofisticato a livello finanziario. A Reggio come in tutta Italia non bisogna stancarsi di parlare di mafie».

E infine ai giovani Gratteri ha anche consigliato: «Leggete, studiate e acculturatevi. È arrivato il momento di fare delle scelte difficili. Di fare delle scelte di campo perché, cari ragazzi, delinquere non conviene».

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