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Dal presidio di protesta al lavoro durante le feste: il rilancio della Goldoni

RIO SALICETO. Un anno fa avevano passato il Natale facendo un presidio davanti ai cancelli. Un anno dopo saranno ancora lì, nel periodo delle feste, ma per lavorare. Stiamo parlando degli operai della Goldoni, che, grazie alla loro tenacia, sono stati protagonisti di una dura vertenza che si è conclusa con l’acquisto della storica impresa di macchine agricole da parte della belga Keestrack.

L’attività è ripartita bene e, nonostante le difficoltà di fare decollare di nuovo un’impresa reduce da un lungo periodo di fermo, la volontà è sempre quella d’acciaio dei giorni del presidio.


«Adesso abbiamo interlocutori veri, in carne e ossa - spiega Leo Puca, della rsu Goldoni - Sappiamo con chi confrontarci. Siamo una realtà appena nata, con tutte le difficoltà del periodo legate all’approvvigionamento delle materie prime. Inoltre, venivamo da una situazione in cui i rapporti con i fornitori si erano deteriorati e, quindi, è stato necessario comunicare la discontinuità rispetto al passato. I fornitori, infatti, erano rimasti scottati due volte: con Goldoni, nel 2015, e con Lovol, nel 2020. Molti rapporti li abbiamo recuperati. Tanto che l’azienda ci ha chiesto di andare a lavorare anche dal 27 fino al 30 dicembre. Staremo a casa la settimana di Capodanno, ma solo perché lo abbiamo chiesto noi. Se pensiamo che un anno fa, per Natale, eravamo al presidio...».

Il 2022 sarà ancora un anno di transizione, aspettando il 2023, in cui è prevista la vera ripresa. «In cantiere ci sono i nuovi trattori, “Stage V”, con il motore rivisitato che consentirà la vendita anche sul mercato europeo - chiarisce Puca - Si dovranno realizzare, inoltre, cabine nuove, con kit agricoltura 4.0, insonorizzate, pressurizzate: ciò implica nuova tecnologia. Poi c’è in ballo un accordo con un’azienda svizzera per realizzare il trattore elettrico. Nel 2023, poi, arriverà una novità assoluta: siamo stati scelti da Keestrack per produrre le frese trita asfalto, una creazione completamente nuova».

La situazione dell’azienda è molto cambiata. «Di ordini ce ne sono tantissimi - conclude il sindacalista - Da un mese è stata sospesa anche la cassa integrazione. In più, quattro persone delle 69 lasciate fuori, sono già rientrate. E l’auspicio è che questo trend possa continuare».

Serena Arbizzi

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