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Vaccino anti Covid ai bambini, in provincia di Reggio Emilia sono 35mila gli aventi diritto

Ma il pediatra Volta tranquillizza i genitori: «Non c’è fretta. La precedenza ai 1.500 affetti da patologie croniche»

REGGIO EMILIA. «Rassicuro i genitori con figli dai 5 agli 11 anni: nel giro di breve tempo saremo in grado di vaccinare tutti i piccoli che lo desiderano». Alessandro Volta, 35 anni di professione alle spalle, direttore del Programma Materno Infantile dell’Ausl di Reggio Emilia (la pediatria territoriale non ospedaliera), interviene all’indomani del via libera, da parte di Aifa, alla somministrazione del vaccino Pfizer ai bambini.

Dottore non c’è ancora una data certa di partenza: l’Ausl di Reggio è pronta?


«Ce lo aspettavamo e ci stiamo preparando. Abbiamo svolto una riunione mercoledì scorso con i rappresentanti dei pediatri di famiglia della provincia, mentre martedì è stata la volta del coordinamento delle pediatrie di comunità. Le associazioni pediatriche sono unanimi nel raccomandare la vaccinazione. Dai pediatri sono arrivate molte domande più che altro sull’organizzazione. Sottolineo che, se finora per la fascia dai 12 anni in su abbiamo fatto riferimento alla formulazione e alle regole di somministrazione degli adulti, per i bambini costruiremo un percorso dedicato simile a quello delle altre vaccinazioni pediatriche. Dobbiamo svolgere l’apposita formazione agli operatori e stabilire come procedere. Siamo in attesa delle circolari indicative del ministero o dell’Istituto superiore di sanità, alle quali seguiranno a ruota quelle regionali. Una volta fissati i protocolli operativi, si potrà procedere».

Saranno i pediatri a vaccinare?

«I pediatri si sono detti disponibili a vaccinare e lo faranno nei nostri punti vaccinali; naturalmente la campagna dovrà essere compatibile con la loro attività ambulatoriale. In questo periodo, con l’epidemia di bronchioliti e gastroenteriti in corso (estranea al Covid) e l’influenza in arrivo, i pediatri sono già oberati di lavoro, sia quelli di base sia quelli ospedalieri».

Previsione sui tempi: si andrà a gennaio?

«Inizieremo non appena avremo le indicazioni dal ministero e dalla Regione, ma il grosso sarà senza dubbio a gennaio. Cercheremo di dare la precedenza a bambini con patologia cronica (asmatici, obesi, con sindromi, tutti coloro che stiamo vaccinando in questi giorni per l’antinfluenzale). Sono circa 1.500 i bambini più a rischio: per loro il vaccino anti-Covid è molto importante rispetto a un bambino sano. Non c’è alcuna urgenza di sottoporsi al vaccino, nessun bambino è ricoverato al Santa Maria Nuova con il Covid».

Nessuna urgenza?

«Intendo dire che non c’è fretta. Procederemo con i criteri di qualità e sicurezza che sempre osserviamo con i bimbi. Diciamo ai genitori di stare tranquilli; dobbiamo organizzarci per una campagna vaccinale che tenga presente che si tratta di pazienti pediatrici, la qualità conta più della quantità. La popolazione pediatrica di questa fascia di età nel Reggiano consiste in 35mila persone, essendo due dosi (a distanza di 21 giorni) dovremmo eseguire il doppio di somministrazioni (70mila). Molto dipenderà dalla percentuale di adesione».

Ha mai visto un bimbo in Rianimazione o in gravissime condizioni per il Covid?

«No. Ho visitato anche neonati le cui madri erano affette da Covid e la situazione non preoccupa. Questo virus è gentile con l’infanzia».

E per quale motivo si dovrebbe vaccinare i piccoli?

«Per i bambini il motivo sanitario viene dopo il motivo sociale: i minori devono poter fare attività scolastica ed extrascolastica con più libertà di quanto hanno avuto finora. Quello che alcuni contestano è “perché vaccinare tre milioni di bambini per compensare i nove milioni di adulti non vaccinati”. In effetti sarebbe meglio convincere anche gli adulti. Tuttavia, a parte quelle categorie con patologie che ho elencato prima e che necessitano di maggiore protezione, vaccinare i bambini è un’opportunità per farli sentire più liberi, oltre al vantaggio non indifferente di far circolare meno il virus. Si sta ancora parlando di restrizioni a scuola, Dad. Se il vaccino può aiutare a svolgere più serenamente attività sociali e scolastiche questo è un buon motivo».

Alcuni genitori esprimono perplessità sul fatto di doversi assumere una responsabilità sanitaria per i propri figli: cosa ne pensa?

«Le opinioni personali nel corso di una pandemia, che è come una guerra, non sono rilevanti. Posso solo dire che l’immunità è fondamentale: il virus non sparirà mai, con il Covid dovremo convivere per i prossimi decenni. Ed esistono solo due modi per assicurarsi l’immunità: vaccinarsi o contagiarsi. Ed è certo che chi è vaccinato contrae la malattia in forme più leggere e con un fattore di rischio inferiore di dieci volte».

Vale anche per i bimbi?

«Certo nei bambini vale in misura minore: vale più per mio padre di 88 anni che per un bambino di quattro, tuttavia il punto fermo rimane».

Per quei bambini che hanno già contratto il Covid?

«Non so se si procederà come per gli adulti, vale a dire il vaccino dopo sei mesi dalla malattia: su questo punto non esiste una casistica perciò lo stabilirà l’Istituto superiore della sanità. Nel giro di una settimana mi aspetto che arriveranno elementi di chiarezza».

Cosa rischiano i bambini non vaccinati?

«Rischiano i piccoli appartenenti alle categorie con patologie, già classificate: per costoro la vaccinazione è caldamente raccomandata».