Covid, lo sport reggiano alle prese con decreti e divieti 

Il presidente dell'Audax Poviglio fa il punto sulle nuove regole: «Il lockdown è stato terribile ma poi ci siamo adattati a tutto» 

POVIGLIO. L’Audax Poviglio si appresta nel 2022 a festeggiare i 70 anni di attività. Una società sportiva che vanta 600 tesserati e ha un grande ventaglio di discipline: calcio, pallavolo, basket, tennis tavolo, karatè, danza e discipline finalizzate al benessere. I suoi tesserati vanno dai 5 anni agli over 80. Il presidente è Luca Gualdi, fornaio, che ha raccolto il testimone da Franco Gualdi, il papà.

Presidente, quali sono state le conseguenze del lockdown e della pandemia?


«Il marzo 2020 è stato pesante per i ragazzi perché gli è stata tolta non solo la possibilità di socializzare ma anche di fare sport, che è salutare per loro (ma poi per tutti). L’Audax ha cercato in tutti i modi di restare in contatto con i propri tesserati facendo lezioni da remoto, e questa nostra volontà ci è stata riconosciuta sia dai ragazzi che dai genitori».

E quando c’è stata una parziale apertura?

«La nostra scelta è stata quella di non fermare mai l’attività, procedendo con le discipline sportive che i vari decreti ci consentivano di svolgere. L’intento era quello di stare assieme, pur assumendoci dei rischi. Ritengo sia stata una scelta giusta per i ragazzi e per le famiglie».

Un’attività che si è sviluppata o ha subìto un ridimensionamento?

«C’è stato un incremento a prescindere dall’attività sportiva che abbiamo proposto, soprattutto nei ragazzi dalla prima alla quinta elementare. In loro c’era il forte desiderio di ripartire. Le vittorie agli Europei di pallavolo e del calcio hanno certamente fatto da traino».

Quali sono state le maggiori difficoltà?

«Personalmente ho imparato a leggere i decreti, a comprendere la burocrazia, anche in materia economica per capire come avere i contributi».

C’è riuscito?

«Sì e anche più di uno, proprio perché siamo stati molto attenti e vigili».

A livello di gestione degli impianti e dell’attività ha riscontrato delle problematiche?

«Non è stato semplice ma devo dire che i genitori sono stati di grande aiuto nel controllo del green pass e della temperatura corporea. A livello di strutture abbiamo cercato di mettere a disposizione il 100% degli impianti, compresi gli spogliatoi lasciando facoltativa la doccia. Ovviamente il tutto nel pieno e totale rispetto delle norme».

Ora con questo nuovo decreto cosa cambia?

«In virtù della nostra esperienza e dell’organizzazione che ci siamo dati, non dovremmo avere grosse problematiche».

Ma cosa cambia per gli under 12 che non sono vaccinati?

«Niente, potranno sempre utilizzare gli spogliatoi».

E per chi ha più di 12 anni?

«I bambini che fanno attività all’aperto come il calcio, per utilizzare gli spogliatoi dovranno essere vaccinati o avere un tampone negativo. Non credo che cambierà molto, anche se è possibile che qualcuno lasci».

E per l’attività al chiuso?

«Accesso con solo green pass, come era prima».

Cambia per l’accesso allo stadio e nei palazzetti?

«Gli spettatori sia allo stadio che nel palazzetto dovranno avere il super green pass. La capienza delle strutture sarà in base al colore della Regione».

Vi porrà qualche ostacolo?

«Con una capienza ridotta saremo costretti a non far entrare tutti i genitori e questo è spiacevole. Abbiamo però avuto un grande riscontro nel trasmettere le varie partite in streaming sul canale YouTube».

Qual è l’incidenza di non vaccinati?

«Diciamo un 3% almeno per la nostra realtà. Per il momento abbiamo “perso” due ragazzi sui 150 tesserati under 18. Forse la percentuale cresce negli over».

Nel rapporto con le altre società qual è l’argomento che viene maggiormente discusso?

«La difficoltà nel gestire tutta la parte burocratica e organizzativa. Ma posso fare una sottolineatura?».

Prego...

«Vorrei spezzare una lancia a favore del Centro Sportivo Italiano perché durante tutta la pandemia ha aiutato in tutti i modi le società sportive. Abbiamo avvertito la vicinanza del Csi e in quei mesi è stato fondamentale».