«Scattato il protocollo specifico per l’esagitato in caserma»

Obbligo di firma per il 35enne che ha fatto irruzione alla stazione dei carabinieri. Il plauso del comandante Regni ai suoi uomini: «Mai successa una cosa simile»

CADELBOSCO SOPRA. È stato condannato a otto mesi e collocato in una casa di cura e custodia per la capacità d’intendere e volere grandemente scemata al momento del fatto. Si è concluso così il processo – con rito abbreviato condizionato dall’esito della perizia psichiatrica a suo tempo richiesta dal giudice Simone Meliolli Devoto – a carico del 27enne che il 31 agosto in un bar di via Saccani ha ferito con una lametta un altro cliente di 72 anni, colpito anche a calci e pugni mentre era a terra. L’udienza si è svolta ieri mattina. Il giovane era assistito dall’avvocato del foro reggiano Andrea Davoli.

Il giovane non è nuovo a episodi di violenza, finora consumatisi solo in famiglia: era già stato condannato due volte per le botte inferte al padre, che ora non se la sente più di ospitarlo.


La perizia psichiatrica ha rilevato la pericolosità sociale del ragazzo, aggravata da problemi di salute e dipendenze – è già seguito da tempo dal Sert – una situazione molto delicata che certo non è confacente alla reclusione in carcere, dove il giovane è stato recluso fino a ieri per il ferimento al bar di fine agosto. Senza contare che deve scontare altri due anni e 4 mesi per un cumulo di pena relativo agli altri due procedimenti conclusi per due episodi di maltrattamenti in famiglia, con botte indirizzate in particolare contro il proprio padre.

Per il momento per lui si è stabilita, con questa ultima sentenza, la permanenza in Rems per i prossimi otto mesi, trascorsi i quali sarà d’obbligo valutare il da farsi.

«Lo seguo da anni – dice l’avvocato Davoli –. Con gli psichiatri del carcere ci confrontiamo da tempo per cercare di individuare per lui una comunità idonea. È una situazione delicatissima che necessità di assolute attenzioni». Il 24 settembre scorso a parlare davanti al giudice era stato lo stesso anziano vittima dell’aggressione – i due stavano bevendo al bar insieme subito prima del ferimento da parte del 27enne – che aveva espresso la volontà di non ritirare la denuncia e, anzi, di volersi rivalere in sede civile.

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