Medico aggredito dall’agente «Più chiarezza sui ruoli»

REGGIO EMILIA. «In un contesto da anni in fase calante come quello che attiene al sistema penitenziario, occorrerebbe maggiore chiarezza sulle dinamiche carcerarie, come la specifica di ruoli e mansioni, anche tra gli stessi operatori penitenziari e quelli appartenenti ad altri contesti, compreso quello sanitario». Così i sindacati uniti della polizia penitenziaria intervengono sulla vicenda del medico in servizio alla Pulce, che ha denunciato un agente accusandolo di averlo aggredito e minacciato.

Un episodio che il medico inserisce in un clima di intimidazioni verso il personale sanitario da parte di alcuni agenti della penitenziaria, accendendo di riflesso ulteriormente i riflettori sulle difficoltà del carcere reggiano, sul quale da tempo sono noti i problemi di sovraffollamento della popolazione detenuta e di carenza di organico.


Problemi questi riconosciuti dagli stessi sindacati, che hanno inviato una lettera ai vertici Ausl e del penitenziario reggiano, facendo quadrato attorno alle difficoltà che rivestono attraverso il loro ruolo. Per i sindacati, la denuncia presentata dal medico «non può in alcun modo offuscare il grande lavoro che gli appartenenti al Corpo assicurano quotidianamente». E ancora: «Lungi dal voler fare indebite ingerenze in vicende rimesse alla valutazione dell’autorità giudiziaria e fermamente convinti che la magistratura riveste la più totale fiducia da parte degli appartenenti al corpo e dei stessi sindacati, non si può comunque fare a meno di segnalare di come la stessa polizia penitenziaria, con grande spirito di sacrificio e assoluta professionalità, scongiura almeno 10.000 episodi critici all’anno e che spesso mettono a repentaglio l’incolumità personale degli agenti ma anche della stessa popolazione detenuta, nonché degli stessi operatori sanitari e civili che a vario titolo prestano servizio in carcere».

La lettera è firmata da Sappe, Osap, Uilp, Sinappe, Ussp, Fnas Cisl, Cgil e Cnpp, nelle persone di Michele Malorni, Matteo Di Florio, Leonardo Cannizzo, Walter Di Gialleonardo, Vincenzo Coccoli, Vito Bonfiglio, Salvatore Leanti e Angelo Latino. «L’episodio denunciato dal medico Ausl, soggetto alla valutazione e al giudicato dell’autorità giudiziaria competente, non deve trarre in inganno con una politica offensiva per lo zelante servizio che la stessa polizia penitenziaria garantisce quotidianamente nelle carceri – aggiungono i firmatari – Piuttosto, in un contesto da anni in fase calante come quello che attiene al sistema penitenziario, occorrerebbe maggiore chiarezza sulle dinamiche carcerarie, come la specifica di ruoli e mansioni, anche tra gli stessi operatori penitenziari e quelli appartenenti ad altri contesti, compreso quello sanitario». Di qui una richiesta, «più volte avanzata di assumere precise determinazioni anche in riferimento alla sorveglianza a vista di soggetti affetti di patologie psichiatriche che per formazione e competenza non può essere attribuita agli agenti della penitenziaria».

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