Grimilde, parte il rebus per comporre la Corte senza Ghini ricusato

Notificato l’atto al tribunale, si cerca un nuovo presidente Processo rinviato al 20 dicembre per trovare il sostituto

REGGIO EMILIA. Un rinvio fino al 20 dicembre. È quanto avvenuto ieri mattina durante l’udienza del processo Grimilde, in seguito all’accoglimento da parte della Corte d’Appello dell’istanza di ricusazione avanzata dalla Dda di Bologna nei confronti del presidente della Corte giudicante, Giovanni Ghini. La presidente del tribunale di Reggio, Cristina Beretti, con a fianco i giudici a latere, ieri ha spiegato in aula che la ricusazione è stata notificata solo alle 9.15, quindi non vi è stato il tempo per nominare un nuovo presidente della Corte. Di qui il rinvio al 20 dicembre. Le difese hanno chiesto la presenza costante di un avvocato d’ufficio in aula, cosa sinora avvenuta solo a intermittenza. All’udienza erano presenti i legali di parte civile di Libera, Regione, sindacati ed enti locali. Resta ora da capire in che modo ripartirà il procedimento.

Secondo il parere della Corte d’Appello di Bologna, che ha accolto la tesi della Dda, nel processo Grimilde è pregiudicata l’imparzialità del giudice, anche se l’imparzialità fosse solo apparente.


Nel processo Grimilde – che si sta svolgendo con rito ordinario qui a Reggio ed è legato all’operazione antimafia del giugno 2019 (con Brescello nel mirino) condotta dalla Dda di Bologna – sono imputati, fra gli altri, Francesco e Paolo Grande Aracri, accusati anche di associazione di stampo mafioso: in particolare a Francesco Grande Aracri, fratello del boss Nicolino, viene addebitato il ruolo apicale dell’organizzazione, mentre al figlio Paolo quello di partecipe nel sodalizio ‘ndranghetistico reggiano.

La ricusazione era stata sollevata il 2 marzo scorso dalla pm antimafia, Beatrice Ronchi, partendo da una sentenza di incompetenza territoriale – tema avanzato dalle difese su due capi di imputazioni – emessa da Ghini, contenente espressioni che secondo la Dda lasciavano presagire un pregiudizio sulla contestazione dell’associazione di stampo mafioso. Una motivazione che, sempre secondo la Dda, si andava a sommare alla sentenza di primo grado emessa nel 2005 nel processo EdilPiovra, quando erano stati assolti senza il riconoscimento dell’associazione a delinquere di stampo mafioso personaggi come Antonio Grande Aracri, altro fratello di Nicolino, e Nicolino Sarcone, poi condannato in Aemilia. Nelle motivazioni della sentenza, poi ribaltata in Appello attraverso una riforma diventata irrevocabile in Cassazione, il collegio presieduto da Ghini ritenne inesistente la cosca emiliana, escludendo l’aggravante mafiosa.

Di qui la richiesta di ricusazione per Grimilde, avanzata il 2 marzo dalla pm antimafia Beatrice Ronchi. All’istanza Ghini rispose due giorni dopo, affermando che la sentenza sull’incompetenza territoriale di Grimilde era stata presa dall’intero collegio e ribadendo le sue ragioni. Il caso era quindi approdato il 9 e il 10 marzo in Corte d’Appello, chiamata a decidere sulla questione, che indicò come «tardiva» la richiesta della Dda: una decisione su cui la Procura Generale di Bologna ha presentato ricorso, approdando così in Cassazione e tornando senza rinvio in Corte d’Appello, fino alla decisione con la quale è stata disposta la ricusazione del giudice reggiano, non tanto sulla sentenza territoriale espressa in Grimilde, su cui la Corte d’Appello non ravvisa rilievi indebiti, quanto piuttosto sul giudizio che Ghini espresse in EdilPiovra, in particolare nel passaggio in cui il fenomeno della ‘ndrangheta veniva indicato come riguardante esclusivamente i territori calabresi, non esistendo «associazione mafiosa che agisse nel Reggiano indipendente, libera, svincolata da altre organizzazioni».

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