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«Serve l’obbligo di mascherina anche all’aperto fino a primavera»

È l’appello di Marco Massari, direttore di Malattie infettive dell'ospedale di Reggio Emilia. Il sindaco Vecchi già al lavoro per un’ordinanza ad hoc

REGGIO EMILIA. «È fondamentale mettere in atto le misure di protezione non farmacologica: indossare le mascherine, rispettare il distanziamento e igienizzarsi bene le mani. E visto che andiamo incontro alle festività, con i centri storici affollati per gli acquisti e le iniziative, occorre ripristinare l’uso delle mascherine anche all’aperto».

È l’appello che il dottor Marco Massari, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio (che è tornato in pieno assetto Covid, con 25 posti letto su 31 dedicati ai positivi), rivolge a tutti i sindaci della provincia. Il primo cittadino reggiano, cogliendo il suggerimento, è già al lavoro su un’ordinanza che regolamenti l’uso delle mascherine all’aperto, ma ancora non si conoscono i dettagli. «Il Comune di Reggio è molto sensibile all’argomento – riconosce il medico – e infatti in occasione della celebrazione di San Prospero il sindaco ha imposto l’uso delle mascherine in tutte le vie e piazze del centro storico interessate dalla festa, ma la misura deve riguardare tutto il territorio e dovrebbe durare almeno fino alla prossima primavera».


Dottore, facciamo il punto sulla situazione attuale? Con questi contagi in aumento a “esultare” sono i no-vax, che pensano di aver sotto gli occhi la prova che “il vaccino non serve”...

«Stiamo osservando un incremento di casi a livello europeo, nazionale e locale. Ora noi abbiamo un Rt (indice di trasmissibilità) di 1,1-1,2 per cui dobbiamo attenderci un costante e graduale aumento di casi, che significa non solo infezioni ma anche ricoveri e purtroppo decessi. Perché quest’aumento di contagi? Perché siamo in inverno, e come per ogni altra infezione di carattere respiratorio la brutta stagione costringe a passare più tempo negli spazi chiusi e di conseguenza fa aumentare la possibilità di trasmissione dei virus. Poi dobbiamo fare un discorso sui vaccinati e i non vaccinati».

Prego.

«Dopo 4-6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale i vaccinati iniziano a essere meno protetti dall’infezione, quindi si possono contagiare. Gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità dicono che l’efficacia dei vaccini, dopo 4-6 mesi è intorno al 40-60%, anche se i vaccinati continuano a essere meno contagiosi dei non vaccinati anche in caso di contagio».

Come mai?

«Nel soggetto vaccinato il virus sta per molto meno tempo nelle secrezioni, dunque il periodo in cui si è contagiosi è praticamente dimezzato. E poi il virus che viene processato dal sistema immunitario di un vaccinato è molto meno infettante rispetto a quello di un non vaccinato».

E ora torniamo ai non vaccinati...

«Sono soggetti molto esposti. La variante Delta che sta circolando in ogni dove è altamente contagiosa, quindi chi non è vaccinato presto o tardi si infetta. Ed ecco che si alzano i contagi. Anche la popolazione che ha meno di 12 anni rappresenta un importante bacino di circolazione del virus. I dati dell’Istituto superiore di sanità dicono che il 40% delle infezioni adesso riguarda i giovani che non rientrano nelle fasce d’età vaccinabili, e i focolai scolastici che continuiamo a registrare lo confermano».

È vero che il virus è diventato più aggressivo nei bambini?

«No, ma io credo sia fondamentale arrivare a vaccinarli, e in fretta, per due motivi: proteggere loro stessi e contribuire alla riduzione della circolazione del virus. È vero che la maggior parte dei bambini non sviluppa sintomi importanti, ma un bambino è un bambino. Da inizio pandemia in Italia ci sono stati 8.000 bambini ricoverati in ospedale, 249 in terapia intensiva, 36 morti. Circa 240 hanno sviluppato sindromi infiammatorie multisistemiche, una risposta tipica nei bambini e adolescenti che dopo il Covid arriva a colpire cuore, polmoni, cervello... anche a Reggio ne abbiamo avute alcune. Nel 5-15% dei casi, poi, anche i bambini possono soffrire di “Long Covid” e dunque presentare stanchezza, incapacità di concentrazione, dolori. In America il Covid rientra nelle prime dieci cause di morte nei bambini. Dunque non capisco perché opporsi alla vaccinazione, è vero che negli adolescenti si sono registrati rarissimi casi di miocardite, ma è certo che la miocardite provocata dal Covid sia molto più severa. Io lo vorrei già da domani il vaccino per i bambini».

Le varianti – è successo con Alfa, con la Delta, ora con Omicron – spaventano molto, forse perché l’impressione è che non si riesca mai a uscire dal tunnel. I virus però mutano, giusto? Una nuova variante era stata prevista? Si può già dire qualcosa delle sue caratteristiche?

«Questa variante era attesa, è una questione darwiniana: il virus si moltiplica, nella moltiplicazione muta e genera anche 2-3 mutazioni al mese, di queste vengono mantenuti i ceppi che si replicano meglio. Delta ha scavalcato Alfa perché più contagiosa e virulenta. Al momento su Omicron c’è poco da dire: sulla carta, per il tipo di mutazioni che ha, potrebbe essere più contagiosa e potrebbe generare possibilità di reinfettarsi, ma per il resto bisogna aspettare gli studi che sono in atto e i cui risultati arriveranno tra 3-4 settimane. Non dobbiamo però abbandonarci alla paura, dobbiamo abituarci: è come se ogni anno andassimo nel panico per il nuovo virus influenzale che si presenta. Abbiamo gli strumenti per affrontarlo».

Il vaccino?

«Sono appena stati pubblicati i dati europei: il vaccino ha evitato 500mila decessi. In Italia ha evitato tra i 20mila e i 30mila morti, 455mila infezioni, 79mila ricoveri e diecimila ricoveri in terapia intensiva. E questi vaccini erano stati studiati per la forma originale del Covid. Il nostro sistema immunitario è molto plastico, si adatta, matura, si sviluppa quando viene stimolato. Una dose di richiamo lo fa sviluppare ulteriormente, lo rende pronto a riconoscere antigeni diversi e dunque diverse variante, e reagire».

Dunque occorrerebbe accelerare la somministrazione delle terze dosi?

«La dose richiamo dà una protezione dal virus attorno al 90%, è un impatto importante sulla circolazione del virus. Viene effettuata con una dose di Pfizer o mezza dose di Moderna, che è risultato essere un vaccino estremamente efficace anche con questi dosaggi».

Vuole rivolgersi a chi ancora ha dei dubbi?

«Basta leggere i numeri, fate il rapporto tra infezioni e morti tra i vaccinati e tra infezioni e morti nei non vaccinati: la differenza è abissale. Poi guardate cosa sta accadendo nei Paesi dove non c’è un alto tasso di vaccinati, pensate a come eravamo messi lo scorso inverno... La maggior parte dei no-vax che arrivano nel nostro reparto si pente, ci dice: “Avevate ragione voi”. Il vaccino è sicuro, se avete dubbi parlatene con un medico. Bisogna uscire da questi pregiudizi, da questo loop ideologico... qui di mezzo c’è la vita delle persone».

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