Noicontrolemafie, al via il festival legalità: «La terra dei fuochi si è spostata al Nord»

L’allarme di Nicaso, direttore scientifico. Il ministro Cingolani: «La transizione fa gola, chiedo aiuto a carabinieri e cittadini»

REGGIO EMILIA.  «La terra dei fuochi si sta spostando al Nord. C’è da fare ancora tanto ma, come spesso diciamo per le lotte alle mafie, se ognuno di noi riesce a fare qualcosa insieme è possibile fare molto». Con questa forte dichiarazione pronunciata dallo storico delle mafie Antonio Nicaso a un’attenta platea presente ieri mattina all’Aula Magna Manodori ha preso il via l’undicesima edizione del Festival della Legalità Noicontrolemafie. Un festival che finalmente torna in presenza e che mira a formare testimoni di legalità oltre che a costruire una cittadinanza attiva e pronta a denunciare le infiltrazioni mafiose. Ieri mattina il sipario si è aperto su una tematica che sta prendendo sempre più piede nel discorso mediatico e nei meccanismi criminosi: ambiente e sostenibilità. 

Oltre a diverse istituzioni civili e militari, erano presenti al tavolo dei relatori il presidente della Provincia Giorgio Zanni, il sindaco di Reggio Luca Vecchi, Irene Priolo assessore regionale all’Ambiente e Giovanni Versellesi, pro rettore dell’Unimore. 
 
Se le mafie, nel corso del tempo, hanno cambiato pelle, devono necessariamente cambiare pelle anche i meccanismi di contrasto. Le scuole e la cittadinanza, quindi, ancora una volta protagonisti di questo festival che ha preso il via ieri e si concluderà venerdì sera. E proprio facendo appello ai giovani il direttore scientifico del festival Antonio Nicaso ha detto: «Per garantire un futuro migliore agli adulti di domani è necessario educare i ragazzi di oggi». Attesissimo ospite dell’evento il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che, seppur collegato in video conferenza, ha introdotto diversi spunti interessanti sulle attività che tutti possiamo mettere in piedi. «Mi sento la responsabilità di pensare ai ragazzi delle scuole. Stiamo lavorando per loro. Se, da un lato, ho un senso di irrefrenabilità che ci spinge a fare le cose per bene, dall’altro sono un po’ terrorizzato perché, con tutta questa roba che c’è da fare, con i tempi stretti, temo che ci siano troppi “approfittatori” ed è per questo che abbiamo chiesto aiuto all’Arma e a tutti i cittadini onesti». 
 
Dopo il seguitissimo intervento del ministro, ha preso la parola il comandante dei Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica, Valerio Giardina che, nel corso del suo intervento, ha anche risposto ad una domanda di una studentessa dello Zanelli che ha detto: «Volevo chiedere se queste attività mafiose nel nostro territorio, prima del processo Aemilia, non si sono realmente viste o se si è voluto nasconderle e anche chi adesso se ne occupa non ha voluto vederle allora».
 
Perché, quindi, per anni in provincia di Reggio Emilia non ci si è accorti di questi fenomeni? «Si tratta – la risposta di Giardina – di una presenza pervasiva, silenziosa, in maniera particolare di matrice calabrese con una costante mimetizzazione che è esplosa nel momento in cui si sono verificate alcune criticità che hanno reso evidente la presenza della criminalità organizzata. Fin quando questa era silente, garantiva alle strutture imprenditoriali, alle componenti politiche una “pace” e una “reciprocità” di rapporti, tutto andava bene, quando si è rotto questo equilibrio con l’inizio di una grande azione di proficuo contrasto, sono nate criticità che hanno fatto emergere il fenomeno».
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