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Pd, prendono il via i congressi nei circoli: «Il prossimo segretario? Io sto con Gazza»

Vecchi tira la volata all’ex sindaco di Boretto, in campo contro Cavallaro: «Massimo è un dirigente politico autorevole»

REGGIO EMILIA. «Credo che abbiamo bisogno di un segretario senza altri incarichi che per alcuni anni si dedichi a tempo pieno al partito dal Cerreto al Po». Il Pd si appresta a eleggere il nuovo segretario provinciale. E il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, non nasconde la sua preferenza, scendendo subito in campo a sostegno di Massimo Gazza, l’ex sindaco di Boretto ed ex renziano che si pone più in discontinuità con la stagione Costa ed è stato il primo a candidarsi per la corsa alla segreteria, in una sfida aperta contro il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, lettiano della prima ora e maggiormente vicino alla stagione precedente. Una corsa che prende il via oggi con le assemblee congressuali di circolo, in programma fino al 12 dicembre, mentre il congresso provinciale è fissato per la settimana successiva.

I circoli dovranno discutere sulle linee politiche-organizzative dei candidati alla carica di segretario regionale, provinciale e di circolo. Dovranno inoltre eleggere i componenti dell’Assemblea regionale e dell’Assemblea provinciale e il segretario e il direttivo del circolo.


Sindaco Vecchi, il Pd scalda i motori per eleggere il nuovo segretario provinciale. L’ultima tornata amministrativa ha visto i Dem prevalere in tutte le grandi città e in molte di quelle medie. Nella nostra provincia è andata male a Ventasso e Casina. E ora esplode un caso anche a Poviglio. Qual è lo stato di salute del partito, in Italia e a Reggio?

«Lo stato di salute è buono. Usando una metafora sportiva il Pd è come un atleta che dopo anni di difficoltà sta progressivamente tornando nella migliore condizione. Enrico Letta ha condotto con equilibrio e lucidità questi mesi, e i risultati nelle recenti amministrative ne sono la prova per molti inaspettata. Credo che la costruzione di un “campo largo” e di un progetto per il Paese lo vedrà naturalmente candidato ad essere il fondamentale punto di riferimento, e la Federazione di Reggio Emilia, tra le più importanti d’Italia, sosterrà convintamente il segretario in questo percorso. D’altra parte è altrettanto buona la condizione del Pd emiliano-romagnolo e reggiano. Le elezioni amministrative del 2019 e le Regionali del 2020 hanno parlato chiaro. Reggiani ed emiliani hanno scelto di continuare ad essere una terra di valori progressisti e riformisti».

Dopo l’elezione di Andrea Costa in Regione, nel Pd reggiano c’è stata la reggenza di Gigliola Venturini. Che giudizio dà del suo operato?

«Gigliola è stata una ottima segretaria. Ha assunto la guida in una fase difficile, nel pieno della pandemia, ha gestito in modo chiaramente unitario il partito, ha ricostruito relazioni importanti, a partire dai tanti circoli. Ha dimostrato che per superare il correntismo servono doti di equilibrio, saggezza e l’assoluta assenza di faziosità. Va ringraziata e considerata una risorsa insostituibile anche per il futuro».

Si aspettava un testa a testa fra Emanuele Cavallaro, sindaco di Rubiera, e Massimo Gazza, ex sindaco di Boretto? Lei chi voterà fra i due e perché pensa che la sua scelta ricada sul candidato più adatto a fare il segretario provinciale del Pd reggiano?

«Ho sperato e ho lavorato fino all’ultimo perché si trovasse una sintesi unitaria. Voterò Massimo Gazza, intorno a lui si sono ritrovati i principali dirigenti eletti a livello provinciale, regionale e parlamentare, la maggior parte dei sindaci. Potrei dire la larghissima maggioranza del gruppo dirigente degli eletti. Ma in questi mesi sono stati centinaia di iscritti e militanti che dal basso hanno apprezzato un approccio ed un progetto che configura un Pd aperto, plurale e inclusivo. Oggettivamente una svolta».

Gazza è un ex renziano, Cavallaro un lettiano...

«Intorno alla candidatura di Gazza ci sono persone che hanno avuto esperienze e sensibilità talvolta distanti in questi anni ma hanno apprezzato uno spirito inclusivo di cui vi era bisogno. Sosterrò Gazza con la testa rivolta al futuro senza alcun condizionamento delle magliette che ognuno di noi si è messo nel passato, perché le nostre storie, le nostre culture, ed anche le nostre correnti non possono diventare una gabbia che ci impedisce di guardare al futuro senza pregiudizi. Lo farò perché credo che abbiamo bisogno di un segretario senza altri incarichi che per alcuni anni si dedichi a tempo pieno al partito dal Cerreto al Po. Credo vi sia necessità prioritaria di un grande lavoro di rigenerazione dei circoli funzionale a rendere il Pd di Reggio Emilia una “casa comune” in cui tutti con le loro sensibilità possano sentirsi parte di un’esperienza collettiva orientata al futuro delle nostre comunità. Ho trovato Massimo assolutamente consapevole in tal senso e l’ho visto crescere e cambiare lavorando al fianco di Gigliola in questi mesi sempre orientato a unire la complessità della nostra comunità. È un insegnante, persona culturalmente autorevole, ma in questi mesi si è mostrato anche un autorevole dirigente politico».

E Cavallaro?

«Ho grande stima e rispetto di Emanuele la cui candidatura è uscita all’ultimo secondo e credo sarà in grado di arricchire comunque il confronto congressuale».

Qualcuno auspicava una candidatura unitaria. Lei era fra questi? Come mai non si è arrivati a un risultato del genere?

«Recriminare sul passato è un esercizio sterile. A questo punto si guardi al futuro, si veda nella diversa sensibilità una ricchezza. Per crescere bisogna aprirsi, essere inclusivi. Il Pd è nato nel 2007, ricordo bene la difficoltà di fare incontrare anche in Sala del Tricolore storie e culture diverse. Ero capogruppo. Ma da allora abbiamo fatto molta strada, tra successi e difficoltà, è nata una nuova cultura politica che ha ispirato il buon governo dei nostri territori, che ci ha mantenuto in sintonia con un elettorato diffuso. Diversamente, se così non fosse, non avresti oltre il 40% in una società contemporanea così tremendamente frammentata».

Uno dei temi di cui la base Pd discute più spesso è l’assenza di Festareggio, ferma ormai da anni a causa del buco di bilancio. Qual è la situazione oggi? Ritiene credibile che possa tornare nell’estate 2022 e come?

«Credo sia doveroso ripartire. È una speranza che attraversa migliaia di militanti. Ma per costruire un nuovo progetto ci vuole la franca consapevolezza del perché si è arrivati lì. Ci vuole la credibilità per accompagnare un nuovo progetto. Servono alcuni fondamentali iniezioni di discontinuità direzionale e progettuale per rendere sostenibile la ripartenza. Ma io non ho dubbi che tornerà la Festa in un modo o nell’altro».

Il dibattito nazionale intanto è tutto concentrato sulla prossima elezione del Presidente della Repubblica. I due nomi che ricorrono più spesso nelle cronache romane sono Silvio Berlusconi e Mario Draghi. Che ne pensa?

«Penso che la Presidenza della Repubblica sia stata nella storia del paese l’istituzione più solida e affidabile in assoluto. La tenuta della democrazia in questo paese là si deve molto all’autorevolezza con cui i diversi Presidenti hanno gestito i passaggi più delicati. Serve una soluzione al più alto livello di consenso e autorevolezza. Al Colle devono andare i migliori, non l’esito di compromessi al ribasso o di bracci di ferro parlamentari. Ne pagherebbe un prezzo l’intero Paese».

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