Reggio Emilia, la sua casa è abusiva ma il reato prescritto: stop alla demolizione

Una donna allargò a dismisura la sua abitazione mobile. La procura chiede 4 anni di carcere ma l’accusa si estingue

REGGIO EMILIA. L’abitazione di una donna a Cella è risultata abusiva ma il reato è prescritto. Per questo motivo, passati cinque anni dal termine dei lavori, la casa mobile diventata una villetta e allargatasi con tanto di giardino all’interno di una zona protetta dalle parti dell’ex discoteca Marabù, potrà rimanere dov’è e i suoi occupanti potranno continuare a vivere.

Questo almeno per quanto riguarda l’iter giudiziario, aperto dal sostituto procuratore Piera Giannusa, che aveva emesso un decreto penale di condanna, al quale la proprietaria della casa si è opposta, difesa dall’avvocato Ernesto D’Andrea. L’abuso edilizio è finito quindi in un’aula di tribunale e la procura contestava la realizzazione di una casa mobile, il successivo ampliamento del piazzale circostante, un ampliamento della casa mobile stessa e la ristrutturazione dei bassi servizi. Il tutto senza avere il titolo necessario e in contrasto con gli strumenti urbanistici. Lavori messi in opera nel 2013 e terminati nel 2016. La pm aveva chiesto una condanna per la donna a 4 anni di reclusione, 15mila euro di multa e la demolizione. Un impianto scemato perché la difesa ha prodotto un pronunciamento della Cassazione che conferma l’inizio della prescrizione dalla fine dei lavori abusivi, in contrasto con quanto invece espresso dalla procura. Il giudice Stefano Catellani ha dato ragione alla difesa, essendo già passati 5 anni, dal termine dei lavori che hanno costituito l’abuso. La famiglia, secondo le testimonianze stesse di tecnici e vigili urbani, aveva i tutti i comfort e gli allacciamenti, vivendo stabilmente nell’abitazione diventata via via più grande.

Sull’abuso non c’era dubbi secondo i due funzionari del Comune che fecero le verifiche del caso riferendo poi la vicenda al giudice. Relazioni che hanno portato alla richiesta di condanna, con la procura che ha sostenuto che il reato non si prescrive perché l’opera non era stata demolita, trovando però una sentenza avversa. L’abitazione quindi non può essere demolita a meno che si passi a un iter amministrativo su iniziativa del Comune.

Enrico Lorenzo Tidona

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