Grimilde, ricusato il giudice Ghini «Pregiudicata l’imparzialità»

Il giudice Giovanni Ghini

Accolta l’istanza della Dda: «Già in Edilpiovra negò l’esistenza di un clan autonomo emiliano»



REGGIO EMILIA. Pregiudicata l’imparzialità del giudice. E, anche se l’imparzialità fosse solo apparente, l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione è quello di sancire la ricusazione.


È con una motivazione complessa e articolata che la corte d’Appello di Bologna, presieduta da Donatella Di Fiore e composta anche da Fiorella Casadei e Maria Colomba Giuliano, ha emesso un’ordinanza di ricusazione verso il giudice Giovanni Ghini, presidente del collegio giudicante di Grimilde, il processo con rito ordinario in corso qui a Reggio, legato all’operazione antimafia del giugno 2019 – con Brescello nel mirino – condotta dalla Dda di Bologna.

La pm antimafia Beatrice Ronchi


Nel processo sono imputati, fra gli altri, Francesco e Paolo Grande Aracri, accusati anche di associazione di stampo mafioso: in particolare a Francesco Grande Aracri, fratello del boss Nicolino, viene addebitato il ruolo apicale dell’organizzazione, mentre al figlio Paolo quello di partecipe nel sodalizio ‘ndranghetistico reggiano. La ricusazione era stata sollevata il 2 marzo scorso dalla pm antimafia, Beatrice Ronchi, partendo da una sentenza di incompetenza territoriale – tema avanzato dalle difese su due capi di imputazioni – emessa dal giudice Ghini, contenente espressioni che secondo la Dda lasciavano presagire un pregiudizio sulla contestazione dell’associazione di stampo mafioso.

Una motivazione che, sempre secondo la Dda, si andava a sommare alla sentenza di primo grado emessa nel 2005 nel processo EdilPiovra, quando erano stati assolti senza il riconoscimento dell’associazione a delinquere di stampo mafioso personaggi come Antonio Grande Aracri, altro fratello di Nicolino, e Nicolino Sarcone, poi condannato in Aemilia.

Nelle motivazioni della sentenza, poi ribaltata in Appello nel 2021 attraverso una riforma diventata irrevocabile in Cassazione, il collegio presieduto da Ghini ritenne inesistente la cosca emiliana, escludendo l’aggravante mafiosa. Di qui la richiesta di ricusazione per Grimilde, poiché per la Dda la sentenza emesse in EdilPiovra – secondo un orientamento confermato da Ghini anche in Aemilia Bis, portando a cinque assoluzioni – rappresentava un’anticipazione del giudizio sul procedimento tuttora in corso, ovvero Grimilde, indicato dalla pm antimafia come una prosecuzione delle precedenti inchieste sulle quali lo stesso Ghini si era quindi già espresso in qualità presidente del collegio giudicante, negando di fatto l’esistenza della cosca Grande Aracri come clan autonomo in Emilia. Alla ricusazione avanzata il 2 marzo dalla Dda, Ghini rispose due giorni dopo, affermando che la sentenza sull’incompetenza territoriale di Grimilde era stata presa dall’intero collegio e ribadendo le sue ragioni. Il caso era quindi approdato il 9 e il 10 marzo in Corte d’Appello, chiamata a decidere sulla questione, che indicò come «tardiva» l’istanza avanzata dalla Dda: una decisione su cui la Procura Generale di Bologna ha presentato quindi ricorso, approdando in Cassazione e tornando senza rinvio in Corte d’Appello, fino alla decisione con la quale è stata disposta la ricusazione del giudice reggiano. Un’ordinanza che poggia non tanto sulla sentenza territoriale espressa in Grimilde, su cui la Corte d’Appello non ravvisa rilievi indebiti, quanto piuttosto sul giudizio che Ghini espresse in EdilPiovra, in particolare nel passaggio in cui il fenomeno della ‘ndrangheta veniva indicato come riguardante esclusivamente i territori calabresi, non esistendo «associazione mafiosa che agisse nel Reggiano indipendente, libera, svincolata da altre organizzazioni». Per la Corte d’Appello di Bologna, è il fatto che Ghini abbia negato l’esistenza della cosca emiliana nella precedenza sentenza di Edilpiovra – poi accertata in tutti gli altri processi sul clan Grande Aracri, compreso lo stesso Appello e la Cassazione di Edilpiovra – il motivo all’origine della ricusazione, dal momento che si configura il rischio di un’anticipazione del giudizio finale di Grimilde.

Resta ora da capire cosa succederà nell’udienza del prossimo 6 dicembre, quando Grimilde dovrebbe ricominciare con un nuovo giudice a guidare il collegio giudicante del processo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA