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Variazione di bilancio, il Pd si astiene. La sindaca Ferraroni alla resa dei conti

Crisi politica a Poviglio. La prima cittadina: «I consiglieri e il partito dicano se vogliono mandarmi a casa». Cambio di maggioranza in vista?

POVIGLIO. «Questo cosa comporta segretario? Vado a casa? Cosa succede?». La votazione sulle variazioni al bilancio di previsione 2021-2023 si è appena conclusa, con un risultato sorprendente, e la sindaca Cristina Ferraroni esprime così tutto il suo stupore rivolgendosi al segretario comunale.

Sei consiglieri di maggioranza, tutti con la tessera del Pd in tasca, tranne uno, si sono astenuti e così la variazione di bilancio (che tra le altre cose prevedeva l’inserimento di un contributo statale di 800mila euro), viene bocciata con quattro voti contrari. Favorevoli soltanto la sindaca, il vice Giovanni Allodi e Veronica Varuzza.


La spaccatura, una vera e propria resa dei conti, si è consumata venerdì sera, via streaming, in occasione del consiglio comunale.

Siamo di fronte soltanto all’ultimo atto di una crisi già deflagrata a gennaio, quando cinque consiglieri Pd firmarono una lettera contro la sindaca, che provocò un rimpasto (con l’uscita dalla giunta del vice Jimmy Bigliardi e dell’assessore Isa Malpeli). Gli stessi consiglieri “dissidenti”, con l’aggiunta di Davide Dall’Asta, unico senza tessera Pd, che venerdì si sono astenuti.

Le ragioni del mancato voto a favore dell’assestamento di bilancio sono state spiegate da Dall’Asta e ribadite dalla capogruppo Clara Zannoni e dal consigliere Juri Iemmi (segretario in scadenza del Pd locale).

Lo scontro fratricida è avvenuto sotto gli occhi allibiti della minoranza. La consigliera Nadia Lanfredi ha ricordato che «il consiglio comunale non è l’assemblea del Pd» e ha espresso preoccupazione su quello che potrebbe accadere ai finanziamenti statali nel caso non fosse votato l’assestamento in tempo utile.

Mancato dialogo

In sintesi, alla sindaca Ferraroni viene imputato di non aver coinvolto i consiglieri e di non aver convocato un gruppo di maggioranza per discutere delle decisioni da prendere. Uno dei temi caldi resta la casa di riposo. «Senza una valutazione di impatto economico non si riesce a programmare e capire quale sia il costo effettivo dei servizi», ha detto Dall’Asta, sottolineando che la Asp ha chiesto il pagamento di 420mila euro, a fronte di uno stanziamento di parte corrente del bilancio di 221mila.

La sindaca, in proposito, ha sottolineato che l’epidemia Covid e la paura di molti utenti nei confronti di queste strutture, hanno provocato un calo nella richiesta di servizi che non era facilmente prevedibile.

Le radici vero dello scontro che si è manifestato in consiglio comunale affondano nella difficile situazione economica dell’ente locale (emersa un anno fa quando la Corte dei Conti mosse i primi rilievi al bilancio consuntivo del 2017) e nella gestione del difficile percorso di risanamento.

Nodi al pettine

«Ringrazio la seduta di stasera, luce nel buio, da tempo avrei voluto un chiarimento», ha detto la sindaca nelle sue conclusioni. «Se mi si vuole mandare a casa me lo si dica, la posizione del mio gruppo di maggioranza mi mette in imbarazzo». E, a quel punto, ha sfogliato il suo cahier de doléance, a partire dalle polemiche sulla casa di riposo scoppiate in estate quando c’era il rischio che fosse chiusa. Posizioni divergenti che sono continuate «sui social e in vaghi commenti da bar».

La prima cittadina ha ricapitolato gli annosi problemi dell’ente locale che guida. «Abbiamo un Comune al limite del pre-dissesto. Continuo a dirlo. Abbiamo difficoltà economiche, ci stiamo adoperando per saldare dei conti. Noi siamo in carica dal 29 maggio 2019 e da allora sono partite le scoperte di una situazione pesantissima. L’attuale amministrazione ha pagato 1,6 milioni di fatture della precedente amministrazione. Questo cosa ha comportato? Quelle che dobbiamo pagare noi nel nostro mandato le abbiamo dovute spostare in trent’anni e si è giunto a un livello di anticipazione di cassa di quasi due milioni di euro. Recentemente è arrivata una fattura di una associazione risalente al 2018...».

Nella variazione di bilancio c’era anche una sponsorizzazione da parte di privati per il periodo festivo. «Altrimenti non avremmo nemmeno i soldi per le luci di Natale».

La sindaca rivendica la correttezza del suo operato, «questa amministrazione spende i soldi che ci sono in cassa», parla di «atteggiamenti di tensione» verso la sua persona», rivendica di essere «la prima donna sindaca» del paese e di «aver vinto con l’80%».

Poi si è rivolta al Pd che l’ha di fatto silurata: «Ero parte di una lista appoggiata dal Pd di Poviglio, vorrei capire come mai alle sue riunioni non mi ha mai invitato, il Pd che dice di sostenermi. Onestamente mi sto domandando il partito locale dov’è, se mi considera ancora una persona degna di rappresentarlo».

Il caso-Poviglio scuote da tempo il partito a livello provinciale e i tentativi compiuti per ricucire lo strappo non sono andati in porto. Questo epilogo arriva, tra l’altro, mentre il Pd provinciale è impegnato nella scelta del nuovo segretario.

Ribaltone in vista?

Ora cosa succederà? L’astensione sull’assestamento di bilancio rappresenta una sorta di mozione di sfiducia.

La variazione va votata per legge entro novembre e dunque il tempo stringe. I consiglieri dissidenti fanno sapere che gli 800 mila euro di contributi statali non sono a rischio, perché c’è tempo per inserire questa variazione anche ai primi di gennaio.

È difficile pensare che in due giorni le due sponde, mai così lontane, basti vedere i toni del consiglio comunale, possano riavvicinarsi.

Lo scenario che si apre è dunque duplice: dimissioni della sindaca, che però fino ad ora non ha dato l’impressione di propendere per una resa, o cambio di maggioranza, con l’appoggio dei quattro consiglieri d’opposizione del gruppo Lega - Indipendenti.

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