Omicidio di via Patti a Reggio Emilia, la sorella di Juana Cecilia parla dal Perù «Quell’uomo deve rimanere in carcere»

Il dolore dei familiari in Sudamerica: «Non vogliamo che sia una morte vana, potrebbe ripetere il crimine su un’altra donna»

REGGIO EMILIA. «Mi auguro che quell’uomo abbia il massimo della pena, perché se lo lasciassero libero potrebbe ripetere il crimine che ha commesso su un’altra donna e in quel caso la morte di mia sorella sarebbe stata vana. Vogliamo giustizia per Cecilia». Carmen Samaniego Loayza, sorella di Juana Cecilia, ha raccontato via messenger – da Chosica, distretto del dipartimento di Lima a est della capitale peruviana – qual è lo stato d’animo della famiglia della 34enne, arrivata a Reggio tre anni fa per laurearsi in lingue straniere e rimasta nella nostra città, «che lei amava tanto».



Carmen ha confermato che Cecilia aveva parlato di Mirko Genco (lo stalker tramutatosi in assassino) ai suoi congiunti, con i quali era in continuo contatto nonostante la distanza. «Ci aveva parlato di quell’uomo ma non avremmo mai immaginato che potesse arrivare a tanto. Ci aveva detto che quel giovane era molto molesto, che continuava a infastidirla nonostante lei lo avesse denunciato: Cecilia aveva sporto denuncia perché convinta che così lui avrebbe smesso di perseguitarla. Mi fido molto della polizia italiana».

Alla domanda perché quella sera Cecilia abbia accettato di andarsene dal locale insieme a lui «non so, non me lo spiego, posso solo supporre che l’errore sia stato fidarsi. Forse lei non lo riteneva pericoloso, le faceva compassione il fatto che la mamma di lui fosse stata uccisa dal compagno e che anche il padre era morto». Ora, con il senno di poi, «con il passato che ha alle spalle suppongo che quell’uomo sia malato di mente. Perciò deve restare in carcere per lungo tempo, affinché l’orrore non si ripeta».



Carmen e Cecilia si sono sentite per l’ultima volta venerdì scorso, il giorno prima del delitto, come facevano quasi quotidianamente. «Ci siamo sentite alle 9 ora peruviana, corrispondenti alle 16 in Italia. Mi ha detto che sarebbe andata a lavorare e che mi avrebbe richiamato per discutere di alcune cose – ha proseguito Carmen – Ci raccontavamo sempre tutto e ci saremmo risentite dopo perché aveva fretta».

L’ultimo mese, da quando aveva iniziato a lavorare come assistente domiciliare agli anziani per Privatassistenza raggiungendo finalmente l’autonomia economica, era stato positivo per Cecilia e i familiari hanno confermato una ritrovata serenità, dopo il periodo difficile e solitario seguito dalla fine del rapporto con il reggiano padre di suo figlio e segnato dall’isolamento. «Mia sorella era entusiasta perché mia madre era con lei (da tre mesi, ndr), perché lavorava, perché aveva tanti progetti». Tra quelli più imminenti una vacanza in Perù («era venuta l’anno scorso a trovarci, una sola volta in tre anni») per far vedere suo figlio, quello di poter tornare a fare l’insegnante come in patria (di italiano e inglese), mentre in un futuro più nebuloso «il sogno di Cecilia era di avere una famiglia» numerosa e legata come quella d’origine.

Invece, dopo quella frettolosa telefonata, è seguito il silenzio. «È stata una notizia molto dolorosa sapere che mia sorella è morta in circostanze così brutte e orribili. Soltanto pensare a come possa essersi sentita al momento dell’omicidio mi riempie di tristezza. E provo impotenza per non poter starle vicino e darle l’ultimo saluto». Una lontananza pesante. Difficilmente la salma sarà riportata in patria: a causa della burocrazia e a causa dei costi elevati. «Qui con la mia famiglia in Perù siamo un po’ più tranquilli, ma mia mamma è sola in Italia».



Nella città peruviana nei giorni scorsi si è svolta una messa in suffragio in ricordo di Cecilia, organizzata dai vigili del fuoco Chosica 32 dove Carmen lavora e dove Cecilia aveva svolto volontariato: una breve cerimonia accanto ad un cartellone tappezzato di fotografie della radiosa 34enne e un altare pieno di candele. Un momento della messa è stato postato sui social, seguito dalla preghiera dei familiari: «Sarai sempre nel nostro cuore. Ti ricorderemo sempre con le risate, le tue peculiarità e la brava persona che eri. Ti amiamo molto. Possa il nostro Padre celeste tenerti nella sua gloria».

Nonostante il dolore la compostezza di Carmen non è mai venuta meno e ha voluto concludere ringraziando gli amici reggiani. «Grazie mille da parte mia della famiglia di Cecilia a tutte le persone che stanno esprimendo la loro solidarietà in Italia. Vi ringraziamo di cuore».

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