Covid, preoccupa la variante sudafricana: «Ma andiamo avanti con le terze dosi»

L'epidemiologo Marco Vinceti

Vinceti, epidemiologo di Unimore: «La psicosi non serve, continuiamo con vaccini, mascherine, distanziamento, igiene»

REGGIO EMILIA. Sembra arrivare dal Sudafrica l’ultima minacciosa filiazione del Covid che sta facendo tremare anche i reggiani.

O forse i bravissimi ricercatori sudafricani sono stati i primi a individuare la variante battezzata Omicron con il bel risultato che quel paese viene isolato dal resto del mondo senza la certezza di esserne il focolaio originario?


Da qualunque parte provenga questa proteiforme insidia, dobbiamo aspettarci che sia molto contagiosa, come parrebbe dalle prime risultanze, e capace quindi di rovinarci letteralmente le imminenti feste natalizie? E come possiamo difenderci?

Chiediamo lumi al reggiano Marco Vinceti, epidemiologo dell’Università di Modena e Reggio in contatto operativo con i centri di ricerca italiani e stranieri direttamente impegnati su questo fronte. «La Omicron – spiega il docente – è una variante con un numero inusualmente elevato di mutazioni (ne sono state trovate 32) della proteina spike sulla quale agisce la vaccinazione a Rna. Ne deriva un potenziale pericolo clinico ed epidemiologico, nel caso in cui la variante fosse in grado di eludere la protezione offerta dai vaccini o da precedenti infezioni. Finora sono comparse molte varianti meno gravi, che l’Organizzazione mondiale della sanità definisce “Voi”, cioè variante d’interesse. Questa è una “Voc”, variante di preoccupazione».

L’ultima arma che abbiamo a disposizione è la terza dose del vaccino che l’Ausl provinciale ha cominciato a somministrare, come si sta facendo nel resto d’Italia. Possiamo sperare che sia efficace anche contro la variante Omicron?

«È presto per affermarlo, ma sappiamo che questo richiamo vaccinale finora ha funzionato molto bene. Israele ha già distribuito la terza dose a circa la metà della popolazione. Un collega di Gerusalemme mi ha trasmesso una videata relativa ai casi da loro esaminati, da cui risulta che gli ultrasessantenni, cioè le persone più esposte a gravi conseguenze in caso di contagio, si infettano molto meno e non finiscono in terapia intensiva. Al contrario queste eventualità non erano scomparse dopo la seconda dose. La terza sta fornendo risultati spettacolari in Israele».

Quale lezione ne dovremmo trarre in Italia?

«Che la strategia adottata dal nostro governo è giusta. Si deve continuare a insistere. È necessaria una campagna pubblicitaria per accelerare la somministrazione della terza dose. Io continuo a essere moderatamente ottimista sulla possibilità di sconfiggere il Covid».

Possiamo fidarci delle ricerche compiute in Sudafrica?

«Quel paese ha un buon sistema sanitario modellato su quello inglese. Dallo scoppio della pandemia ha messo in atto una sorveglianza puntuale che gli ha permesso di accertare un numero limitato di infezioni dovute alla nuova variante nella regione del Gauteng. È ragionevole pensare che essa sia molto contagiosa, ma non sappiamo ancora se produce o no una malattia più grave».

È giustificata la paura che si sta diffondendo in Italia?

«Un collega di Harvard ha scritto: non fasciamoci la testa. Bisogna evitare la psicosi e non cedere a una reazione isterica e istintiva che condurrebbe a cancellare la mobilità e la socialità. Finora gli italiani sono stati molto bravi e hanno ovunque aderito alle disposizioni governative con convinzione. Occorre portare a termine il richiamo vaccinale e continuare con l’igiene, le mascherine e un prudente distanziamento».

Ora si sta proponendo anche la vaccinazione dei bambini, che non subiscono quasi mai le conseguenze più gravi del contagio. Non c’è il rischio che così vengano scavalcati i più fragili, com’è avvenuto talvolta con la prima dose?

«Qualche situazione anomala in passato può essersi verificata, ma ho l’impressione che attualmente il sistema sia ben governato e gli elementi distorsivi siano meno presenti».

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