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Cecilia “pedinata” a distanza da Genco tramite un profilo falso su Instagram

Juana Cecilia Hazana Loayza

La 34enne vittima del femminicidio veniva perseguitata dal suo carnefice che era riuscito a farsi accettare sul social

REGGIO EMILIA. Cecilia è stata uccisa per un’immagine pubblicata su Instragram. Una foto come se ne pubblicano a milioni sul famoso social intasato da immagini declinate alla bellezza, alla felicità e, in quel caso come in altri, anche al riscatto. E Juana Cecilia Hazana Loayza, con i suoi 34 anni e una vita davanti, aveva certamente un desiderio fortissimo di affrancarsi dal suo ex, Mirko Genco, il 24enne che la perseguitava e che l’ha poi uccisa straziandone il corpo sul parco pubblico poco lontano dalla casa di via Melato a Reggio, dove la donna viveva con la madre e il figlioletto avuto da una precedente relazione.



Genco, in realtà, non aveva mai smesso di perseguitare Cecilia. I suoi pedinamenti erano possibili anche a distanza tramite la creazione di un falso profilo proprio su Instagram, che l’uomo aveva creato appositamente. Ricorrendo alle mentite spoglie, Genco sarebbe riuscito a carpire la fiducia della sua ex, che lo ha accettato nella sua pagina del social che era chiusa e visibile solo a una cerchia ristretta di persone. Un filtro necessario proprio per non incappare in sguardi indesiderati.

Genco, quindi, l’ha tenuta d’occhio tramite l’escamotage digitale, consultando il suo telefonino – subito sequestrato – percorso che stanno accertando ora i carabinieri coordinati nelle indagini dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani. Così Genco perpetrava infatti lo stalking verso Cecilia che lo aveva già coraggiosamente denunciato. Il 24enne era stato arrestato infatti il 5 settembre per atti persecutori verso Cecilia e il 6 settembre, dopo la convalida dell’arresto, era stato scarcerato e sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento. Ma il 10 settembre era stato nuovamente arrestato per violazione della misura, violazione di domicilio e ulteriori atti vessatori, ottenendo il 23 settembre gli arresti domiciliari. Il 3 novembre ci fu poi il processo che si concluse con un patteggiamento a due anni e il giorno dopo ci fu per lui la liberazione.

Privo di limitazioni, avevano perseguitato nuovamente la ex compagna, come hanno ricordato i vicini di casa. Ma anche quando non era in zona, il ragazzo che viveva a Parma era in grado di seguire Cecilia tramite quel falso profilo che gli ha permesso il 19 novembre scorso di rintracciare Cecilia, che aveva pubblicato due “storie” su Instragram, vale a dire foto o filmati che la ritraevano nel locale Hot Chili di via Guasco. Da lì la situazione è precipitata a causa di Genco, che è arrivato a Reggio individuando il locale e infine Cecilia, che ha detto di voler accompagnare a casa ma in realtà molestandola durante il tragitto fino all’altezza del parco di via Patti, dove ha tentato di soffocarla e uccidendola poi uccisa con due fendenti al collo dopo averla violentata. Genco, reo confesso, una volta interrogato ha detto di aver visto Cecilia su Instagram in compagnia di altri ragazzi: «A questo punto mi sono molto arrabbiato poiché credo che una madre a quell’ora debba essere a casa con suo figlio» si è giustificato. Bimbo che non potrà invece più rivedere la madre, brutalmente uccisa a pochi passi da casa da uno stalker libero nonostante fosse recidivo.

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