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Bomba nel borgo, scagionati i tre accusati

La procura chiede 7 anni in abbreviato: avvocato e operaio assolti. Per l’altro legale c’è il non luogo a procedere

BAISO. Due assolti e un non luogo a procedere. Finisce in una bolla di fumo la meticolosa inchiesta che aveva portato alla messa sotto accusa di due avvocati e un operaio – tutti di origine calabrese – considerati gli autori dell’esplosione avvenuta con una bomba fatta detonare nella notte tra il 28 e il 29 luglio 2017, ai civici 33 e 35 di via Borgo Visignolo, provocando gravissimi danni a una villetta bifamiliare su due piani, ex tabaccheria, a pochi metri dalla torre in sasso del suggestivo borgo.

Le accuse mosse erano di detenzione e porto di esplosivo, crollo doloso di costruzione, danneggiamento aggravato e tentata estorsione. La procura, rappresentata dal sostituto Giulia Stignani, aveva chiesto 7 anni per uno degli avvocati e l’operaio, che avevano scelto il rito abbreviato. Il gup Luca Ramponi li ha entrambi assolti per non aver commesso il fatto. Per l’altro avvocato, invece, è stato disposto il non luogo a procedere. Una vicenda discussa ieri in aula dall’avvocato Costantino Diana, che ha rimarcato l’assenza della cosiddetta “pistola fumante”. Per il legale, infatti, manca la prova schiacciante che giustifichi una condanna oltre ogni ragionevole dubbio, nonostante le prove raccolte in questi anni. Agli atti ci sono infatti intercettazioni, pedinamenti e molto altro. Una mole nella quale però il giudice non ha trovato la prova schiacciante che corroborasse la pesante condanna chiesta dalla procura.


I tre uomini – due dei quali avvocati che esercitano nel foro di Modena – sono quindi sollevati da ogni responsabilità. I tre avevano ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini preliminari e l’informazione di garanzia nel marzo del 2020. I due avvocati sono un 49enne di Palmi, un 44enne di Vibo Valentia, mentre l’operaio è un 53enne di Oppido Mamertina. I tre erano a piede libero. Il caso aveva fatto scalpore, creando grande allarme tra la tranquilla popolazione del piccolo borgo.

Secondo la procura il movente era chiaro: si trattò di un atto intimidatorio contro il commerciante modenese, Gian Luca Catelani, oggi 58enne, che in quel periodo era ospite della casa, solitamente disabitata, di proprietà delle tre sorelle Rita, Lucia e Paola Cilloni. Un amico di famiglia che, dal 15 di quello stesso mese, si era trasferito lì dalla sua abitazione a Modena. La bomba serviva – secondo la procura – per convincere Catelani a restituire una somma di 5mila euro.

I soldi erano stati consegnati al commerciante perché si intestasse fittiziamente un bar, in un’area di servizio del Modenese già di proprietà di una società riconducibile agli indagati. Del resto Catelani – che per qualche mese nel 2009 è stato anche presidente della Correggese Calcio – è noto nel Modenese per essere stato, in passato, gestore di diversi locali: lo storico bar “Penna d’oca” di via Bellini, una birreria in via Bellinzona e, per un breve periodo, un locale vicino al campo da rugby.

Enrico Lorenzo Tidona

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