La minaccia per gelosia Il giudice non crede alla riappacificazione

Il gip Guareschi allontana il 32enne dalla casa di famiglia Lui ha puntato un coltello contro la moglie per dei messaggi

Tiziano Soresina

reggio emilia. La riappacificazione della coppia – mostrata a sorpresa in aula sabato scorso, con tanto di figli al seguito – non ha convinto il gip Silvia Guareschi che ha mantenuto l’allontanamento dalla casa familiare dell’artigiano edile 32enne che una settimana fa aveva minacciato, per gelosia, la moglie con un coltello.


E alla luce di questa decisione i coniugi – tutelati dall’avvocatessa Sarah Casarini – hanno deciso di separarsi per un po’ di tempo: lei con i due figli minorenni (di 3 e 7 anni) è andata dai parenti in Toscana, mentre lui è rimasto in città.

Sono sposati da dodici anni, ma giovedì scorso i rapporti fra i due coniugi sono a dir poco precipitati.

A far scatenare un artigiano edile di 32 anni è stata la gelosia, perché scopre sul telefonino della moglie una serie di messaggi che non solo lo insospettiscono, ma lo fanno andare su tutte le furie.

Pensa che lei abbia un amante e mentre stanno cenando il 32enne si innervosisce a tal punto da puntare – al culmine del litigio – un coltello contro la donna. Il tutto avviene alla presenza dei due figli. Sono momenti tesissimi, pieni di urla e battibecchi, finché la donna – spaventata ma anche esasperata – scappa dall’appartamento, per rifugiarsi dai genitori con i figli. Comunque il trambusto è tale nel palazzo di via Cellini che vengono allertate le forze dell’ordine.

E per l’uomo scattano i guai giudiziari per minaccia aggravata, con allontanamento dalla casa di famiglia. Inoltre viene raccolta la testimonianza relativa a parole piuttosto pesanti dell’artigiano rivolte allo suocero: «Se succede di nuovo un fatto così faccio una strage».

Poi il colpo di scena in tribunale. Sia lui che lei raccontano al giudice la riappacificazione avvenuta nelle ultime ore, con il rientro a casa di moglie e figli dopo una nottata trascorsa dai genitori di lei. L’artigiano specifica – su precisa domanda del giudice – di non ricordare d’aver detto allo suocero quella frase inquietante.

Una gelosia – a detta dei due coniugi – innescata da messaggi innocui, che non hanno certo a che vedere con un tradimento. Insomma, a fronte di un fatto isolato e presto chiarito, si sono spiegati a tal punto da ritrovare la giusta serenità.

Chi ha svolto le indagini – cioè la pm Maria Rita Pantani che ha coordinato la polizia locale – non la pensa per niente così e ha chiesto l’allontanamento dalla casa familiare dell’indagato.

Anche perché dagli accertamenti fatti sono spuntati altri accessi al pronto soccorso della donna per le litigate con il marito. La donna nega pure questo, ma il giudice non deve averla valutata credibile in quel suo giustificare il marito violento, da qui il mantenimento della misura restrittiva nei confronti dell’artigiano.

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