Gli sbalzi climatici riducono l’uva del 15% ma la qualità è elevata

Varietà come Maestri e Marani non hanno subito alcun calo. Il Consorzio Tutela Lambrusco: «Ottimismo per le vendite»

REGGIO EMILIA. Il Consorzio Tutela Lambrusco fa il punto sulla vendemmia.

L’annata 2021 è stata caratterizzata da un clima altalenante che ha visto un inverno mite e piovoso seguito da una primavera fredda con severe gelate nel mese di aprile per arrivare ad una estate molto calda e siccitosa.


«Con queste premesse - spiega il presidente del Consorzio Tutela Lambrusco Doc, Claudio Biondi - i riflessi sulla coltivazione della vite si sono fatti sentire anche se in modo diverso a seconda delle zone e della resistenza dei vitigni».

Il dato relativo al Lambrusco Doc evidenzia nella produzione totale di uva un calo di circa il 15% registrando una stima di circa 950.000/1.000.000 quintali di uva destinata a vini a Doc.

«La produzione attuale è frutto di un andamento differenziato – prosegue il presidente Biondi – che vede le zone di pianura mantenere i livelli di produzione praticamente stabili come nel caso del Reggiano Doc e del Modena Doc ma anche con rese ottime per le uve Salamino che registrano un + 5%. Le uve Marani e Maestri, più resistenti alle variazioni climatiche, non hanno subito variazioni».

Le gelate di aprile hanno invece colpito duramente nelle zone collinari facendo registrare un calo importante sulle uve destinate al vino a Denominazione di Origine “Lambrusco Grasparossa di Castelvetro” e al vino a Denominazione di Origine “Colli di Scandiano e Canossa”.

A risentire dell’andamento climatico è stato anche il Lambrusco di Sorbara con un aumento del fenomeno di acinellatura che ha fatto registrare una diminuzione della resa limitata a circa il 10% rispetto all’annata precedente.

Al calo produttivo fa seguito una qualità decisamente buona frutto anche di un settembre con una buona escursione termica tra la notte e il giorno che ha portato in cantina uve sane, con un giusto grado di acidità e caratteristiche organolettiche nei colori tipici della varietà.

«Con questi dati consuntivi – conclude Biondi – guardiamo al mercato con attenzione ed ottimismo».

Il fatto che alcune uve siano più resistenti alle variazioni climatiche è un fatto che sicuramente va tenuto in considerazione, alla luce dei cambiamenti che sono in atto.

L’uva Maestri è molto diffusa a Parma, mentre a Reggio è presente a Sesso e Cadelbosco e da ottimi risultati in collina. La sua adattabilità ne ha spinto la diffusione fino alla Puglia. Il Lambrusco Maestri dà vita a un vino colorato, di un rosso rubino carico con riflessi violacei, dotato di buon corpo e tannini marcati.

L’uva Marani è tipicamente reggiana (ma è diffusa anche a Parma e Mantova) ed è molto diffusa a Fabbrico e Campagnola (dà ottimi rosati).

Il Lambrusco Marani è impiegato in assemblaggio con le altre varietà e, per la sua spiccata acidità e debolezza di tannino si presta alla spumantizzazione, anche in bianco.

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