Personale sanitario e obbligo vaccinale: «Due partiti contrapposti»

Il sondaggio è stato condotto dall’Ausl-Irccs di Reggio Emilia per capire le motivazioni di chi non si è vaccinato. Ghirotto: «Diversi i modi di intendere la professione dal punto di vista etico» 

REGGIO EMILIA. I medici, ma anche gli infermieri, hanno una preparazione scientifica sufficiente per renderli immuni dalle imposture e dalle tesi fantasiose a cui inclinano certi militanti no-vax.

Eppure anche tra i professionisti sanitari v’è chi non si è vaccinato contro il Covid, malgrado l'obbligo imposto a questa categoria dal decreto legge 44 del primo aprile 2021 convertito nella legge 76 del 28 maggio.


La loro scelta, in genere ben motivata e molto convinta, si contrappone decisamente a quella della grande maggioranza, cosicché la radicale divergenza di opinioni fa temere un alto e crescente livello di conflittualità nei luoghi di lavoro.

Sono le conclusioni a cui è giunta l'indagine nazionale condotta dall'Unità di ricerca qualitativa dell'Aus-Irccs. Il sondaggio mirava non a quantificare l'adesione al dispositivo di legge, ma a comprendere le ragioni che hanno spinto tanti a vaccinarsi e alcuni (pochissimi) a non farlo. Perciò non è stato selezionato un campione significativo, ma il questionario online a risposte chiuse e aperte è stato distribuito in tutta l’Italia tramite gli ordini professionali.

Le percentuali delle risposte si riferiscono solamente all'insieme degli intervistati e non sono trasferibili sul totale degli addetti alla sanità. Nondimeno il valore di questo studio è rilevante.

«Si tratta – spiega Luca Ghirotto, responsabile dell'Unità di ricerca – del primo sondaggio di questo genere compiuto in Italia. Ha una valenza internazionale, potendo aiutare anche i colleghi europei a considerare le reazioni ai provvedimenti contro la pandemia. Ci proponevamo di studiare il modo di migliorare il clima nei luoghi di lavoro stemperandone i conflitti. Coinvolgendo le associazioni siamo riusciti a raggiungere nel giro di un mese un numero significativo di professionisti sanitari. Abbiamo chiuso l'indagine il 31 agosto con 4667 adesioni, un numero superiore alle aspettative».

Di coloro che hanno risposto il 44% è costituito da medici e il 26% da infermieri, provenienti da tutte le regioni italiane.

La maggioranza è di genere femminile (67%) ed esercita la propria professione da oltre 10 anni (80%), con un rapporto di lavoro dipendente (70%) e in un contesto pubblico (73%). Circa l’87% di chi ha aderito alla proposta di vaccinarsi l'ha fatto prima dell’introduzione dell’obbligo. Il 10% ha dichiarato di non avere aderito per scelta e il 3% per motivi medici. Tra chi non ha aderito per scelta, la grande maggioranza ha confermato la volontà di non ricorrere al vaccino anche dopo l’introduzione dell’obbligo. Tra i vaccinati la maggioranza giustifica l’obbligo con motivazioni di tipo valoriale ed etico. Il 91% ritiene che esso contribuisca a garantire la sicurezza sul luogo di lavoro, l’82% che rispetti la libertà individuale, il 93% che contribuisca a tutelare la salute pubblica. Inoltre in genere chi ha fatto il vaccino propende per la necessità di estendere l'obbligo vaccinale a tutti i cittadini.

Al contrario la maggioranza di chi non s'è vaccinato giudica la norma incostituzionale e antidemocratica. Un terzo ritiene che l’obbligo sia una strategia errata perché antiscientifica. La grande maggioranza pensa che esso non garantisca sicurezza sul luogo di lavoro (90%), non rispetti la libertà individuale (95%) e non contribuisca a tutelare la salute pubblica (94%). Per alcuni la norma sarebbe addirittura una minaccia perché aumenterebbe l’emergere di varianti. Non mancano i punti di contatto fra i due gruppi. La legittimità costituzionale della norma è messa in dubbio anche da un sesto dei vaccinati.

È diffusa in entrambi gli schieramenti la convinzione che l’obbligo vaccinale abbassi la soglia di attenzione sul rispetto delle norme di sicurezza. Sono state portate prove scientifiche pro o contro il vaccino. Molti partecipanti hanno sottolineato l’importanza di una efficace comunicazione del rischio.

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