«I Grande Aracri e la ditta Euroitalia per le infiltrazioni illecite post sisma»

L’ispettore Pescatore parla della ricostruzione di un asilo «Agivano in subappalto, ma non risultava dai documenti»

Tiziano Soresina

reggio emilia. Proseguendo nella sua deposizione che va avanti da non poche udienze del processo Grimilde, ieri l’ispettore Saverio Pescatore (squadra mobile di Bologna) con diversi esempi ha rimarcato un concetto: «C’era un intreccio occulto di società che facevano capo in realtà a Salvatore Grande Aracri (condannato a vent’anni nel rito abbreviato, ndr) capace di orchestrare il tutto. In particolare i Grande Aracri di Brescello ci puntavano sulla società “Euroitalia srl” per infiltrarsi nell’economia locale». E in riferimento proprio a questa società edile con sede a Parma – i cui titolari risultavano essere padre e figlio (il 55enne Roberto e il 24enne Matteo Pistis residenti a Brescello) ma considerati dalla pm Betarice Ronchi meri intestatari fittizi (ora sotto processo nel rito ordinario) nelle mani di Salvatore Grande Aracri – l’ispettore Pescatore ha fatto una precisazione sull’appalto per adeguamento sismico dell’asilo comunale di via Poma a Mirandola. Secondo quanto riscontrato di recente dal testimone in municipio a Mirandola, l’appalto era stato aggiudicato alla ditta “Domus restauri e impianti srl”, lavori poi subappaltati ad un’altra società edile, ma non a “Euroitalia srl”. Per gli inquirenti in realtà le opere nell’asilo (all’insaputa del Comune) vennero fatte proprio dalla ditta controllata in modo occulto da Salvatore Grande Aracri, come risulterebbe dalle intercettazioni e da bonifici “mascherati”. Quest’ultima “schermatura” sarebbe avvenuta attraverso due società intestate a Giuseppe Serio di Brescello, suocero di Paolo Grande Aracri (fratello di Salvatore). Serio, ora imputato nel rito ordinario, avrebbe agito così secondo l’accusa: dalla “Domus” arrivavano i bonifici alle sue due società, poi solo in parte convogliati alla “Euroitalia” in quanto «tratteneva una percentuale su ogni versamento» specifica il teste. Secondo quanto ricostruito sempre dall’ispettore della Mobile, Matteo Pistis «era stipendiato, un dipendente, come ricaviamo da una busta-paga». Poi fa l’esempio di 1.186 euro ricevuti dalla “Domus” il 18 aprile 2019 che Pistis, su ordine di Grande Aracri, utilizzerà in parte (900 euro) per pagare il bollo della Bmw utilizzata da Salvatore.


Poi la deposizione è virata su Francesco Grande Aracri (il 67enne è alla sbarra nel rito ordinario e segue le udienze dal carcere, come del resto il figlio Paolo) che la polizia locale trova a Parma (il 21 febbraio 2019) in un cantiere in località Pannocchia. «Si giustificò dicendo che da quel giorno lavorava per “Euroitalia”, ma non era vero. Ma dimostra – rimarca Pescatore – come il padre fosse pienamente dentro alle attività occulte del figlio Salvatore».

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