Si è spento Guido Ribolzi, storico massaggiatore della Reggiana

Reggio Emilia: originario di Milano e reggiano d'adozione, per un ventennio ha curato i muscoli dei calciatori granata

REGGIO EMILIA. Si è spento Guido Ribolzi, milanese d’origine ma reggiano d’adozione. Aveva sposato una donna di Vetto.

Ribolzi è stato per quasi un ventennio il massaggiatore della Reggiana dopo aver iniziato la carriera nell’Ascoli. Il fratello è stato massaggiatore del Milan.


Amico di Carletto Mazzone e del presidentissimo Costantino Rozzi, è stato un vero papà per tanti giocatori granata e un punto di riferimento per Pippo Marchioro, uno degli allenatori granata più vincenti di sempre.

Amato da tutti i giocatori tanto che il campione Paulo Futre lo definì un “secondo padre” perché lo accompagnò nella sua lunga riabilitazione. Schivo e riservato, da sempre si è dedicato al calcio ma si impegnò anche nel sociale a favore dei più deboli. Alla Reggiana arrivò nella stagione 1981/82 sotto la gestione Giovanni Vandelli chiamato da Nardino Previdi per poi proseguire negli anni in cui la società granata ha conosciuto anche i fasti della serie A.

Lavoratore instancabile aveva sempre una parola d’incoraggiamento sopratutto per i giocatori più giovani. Impossibile trovare una sua intervista perché amava stare dietro le quinte, nella stanzino degli spogliatoi che profumava di olio canforato. Raramente si è lasciato andare a scene di esultanza, forse solo a Cesena, dove la Reggiana festeggiò una storica promozione in serie A si è concesse il gusto di fare dei gavettoni a tutti i giornalisti presenti. Ma anche dopo la storica salvezza che la Reggiana centrò a San Siro il primo maggio 1994 battendo il Milan. Guido era un innamorato della Reggiana al punto che era rimasto anche sotto la guida di Carlo Ancelotti anche se ormai aveva maturato gli anni per la pensione.

Amante della buona musica e della tavola, per lui i ritiri estivi erano l’occasione per piacevoli conversazioni con William Vecchi, Renzo Corni o Werther Borelli. Inseparabile compagno di lavoro di Carlo Crotti è stato l’anima della Reggiana. In quegli anni Guido era una parte integrante della famiglia granata: era scontato ritrovarlo a ogni ritiro, vederlo in campo la domenica o negli allenamenti. Negli ultimi anni si è dedicato ai viaggi e a coltivare i rapporti con gli ex granata.

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