Tentata estorsione Il Riesame libera il padre e la figlia

Per i giudici «insussistenti i gravi indizi di colpevolezza» La difesa: «Sono stati ridimensionati gli episodi contestati»

brescello. Sono tornati in libertà – come deciso di recente dal Riesame di Bologna – padre e figlia accusati di tentata estorsione nei confronti di un imprenditore di Brescello.

Il padre 53enne – che era in carcere – vive a Guastalla ed è un ex dipendente della ditta brescellese, mentre la figlia 24enne (sinora agli arresti domiciliari) risiede a Cadelbosco Sopra.


Una svolta non indifferente che ha le radici nel ricorso presentato dall’avvocatessa Antonella Corrente (difende entrambi) contro l’ordinanza applicativa della custodia cautelare: «A distanza di soli venti giorni dall'arresto, e grazie anche alla piena collaborazione dei miei assistiti – spiega alla Gazzetta l’avvocatessa Corrente – sono riuscita ad ottenere una lettura degli atti inizialmente non considerata dal gip tale da ridimensionare gli episodi contestati alleggerendo del tutto la loro posizione. Il nostro augurio è quello che a breve si possa fare chiarezza sulla vicenda».

Di fronte a questa decisione dell’organo bolognese che rimarca l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per il reato di estorsione – con conseguente ridimensionamento della vicenda – ora ci sarà da capire quale piega prenderà l’inchiesta dei carabinieri coordinata dal pm Marco Marano.

Secondo quanto sinora ricostruito dagli inquirenti, da una parte vi sarebbe una chiavetta Usb con materiale fotografico e file compromettenti che, a detta di padre e figlia, avrebbero attestato irregolarità amministrative commesse dall’azienda di Brescello e, dall’altra, 30mila euro, cioè la cifra pattuita per il silenzio.

Sono i due punti-chiave di uno scambio al quale hanno assistito il 14 ottobre scorso i carabinieri che sono intervenuti arrestando i due indagati. La 24enne non aveva esitato, alla vista dei militari e pure davanti a loro, a minacciare e offendere l’imprenditore, un 32enne di Brescello, che rivolgendosi ai carabinieri, aveva permesso di fare scattare la trappola. Le misure cautelari erano state adottate a metà ottobre dal gip Luca Ramponi.

T.S.

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