«Sono troppe le funzioni sociali delegate all’Azienda Teatro Appennino»

La psicologa e insegnante carpinetana Nicoletta Beretti contesta l’espansione delle competenze dell’ente 

CASTELNOVO MONTI. Perché tante competenze sui servizi per minori in montagna sono state trasferite all’Azienda speciale consortile “Teatro Appennino”? A chiederlo è Nicoletta Beretti, conosciuta insegnante e psicologa di Carpineti.

L’azienda (che è classificata come ente pubblico vigilato) è di proprietà del Comune di Castelnovo Monti e dell’Unione dei Comuni. È nata per occuparsi della principale struttura culturale appenninica, e oggi si fa carico anche di attività e progetti turistici, sportivi e socio-sanitari. Da pochi mesi, l’azienda ha preso in carico anche la gestione dell’Asp Don Cavalletti, da cui dipende la casa di riposo di Poiago di Carpineti.


A settembre la Beretti ha studiato un bando promosso dall’Azienda speciale rivolto a psicologi, e per presentare la domanda ha approfondito l’assetto della “Teatro Appennino”. La Ast «comprende anche un settore sanitario sociale di grande e delicata rilevanza: l’area minori del comprensorio montano e collegata a questa il centro per le famiglie. Di fatto l’amministrazione pubblica ha delegato tutte le funzioni relative a questa area a un ente di diritto privato con tutto ciò che ne consegue. Personalmente, vedo scarsa affinità fra gli ambiti indicati in precedenza e quest’ultimo».

La psicologa si rivolge quindi ai soci dell’Ast, i sindaci dei Comuni di Castelnovo Monti (presente in proprio e come componente dell’Unione), Carpineti, Vetto, Ventasso, Villa Minozzo, Toano e Casina per porre diversi quesiti: «Questa decisione ha richiesto una modifica dello statuto dell’Azienda? Quali sono le motivazioni che sostengono questa scelta? In quanto tempo è avvenuto il completo trasferimento delle competenze?». Vi è poi la richiesta di un approfondimento tematico: «Come mai solo quest’area è stata tolta dal Servizio Sociale Unificato?». Un altro nodo è quello della prestazione richiesta, che avrebbe un compenso orario di 26 euro lordi per le varie attività previste. La Beretti si è rivolta anche all’Ordine degli psicologi, per avere lumi sull’aderenza del bando ai parametri stabiliti per le prestazioni professionali. Il suo giudizio, dopo questi sforzi, non è positivo: «Ritengo indegno che un ente privato di derivazione pubblica valuti un’attività professionale così delicata e importante con questi criteri. Qualcuno potrà chiedersi qual è il problema visto che ben dodici psicologi, me compresa, hanno presentato domanda», sostiene. E si dice consapevole del rischio di futuri ostracismi: «So bene che non è facile contestare qualcosa che si può ritenere ingiusto, soprattutto per chi inizia la sua attività, perché il rischio che si corre è quello di vedersi preclusa qualsiasi altra possibilità. Io ho deciso di farlo perché la mia condizione me lo consente», è la riflessione. Come cittadina, poi, la Beretti ritiene «discutibile la scelta di inserire l’area minori nelle competenze dell’Azienda speciale consortile, che secondo lo statuto originario avrebbe dovuto avere ambiti di intervento culturale, turistico, sportivo. Recenti ricerche dimostrano che bambini e adolescenti e famiglie stanno mostrando forme di disagio sempre più evidenti. Nutro dubbi riguardo al fatto che si possa rispondere ai bisogni emergenti con questa organizzazione e questi criteri».

Adr.Ar.

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