«Rapporti stretti con la ’ndrangheta e una notevole caratura criminale»

Così il Gip Luca Ramponi descrisse i fratelli Arabia nell’ordinanza che li portò in carcere prima di ottenere i domiciliari 

reggio emilia. «Nicola e Giuseppe Arabia hanno rapporti stretti con soggetti affiliati o contigui alla ’ndrangheta». Entrambi hanno «una notevole caratura criminale», pur nella divisione di ruoli: «il maggiore (Nicola) è stato denunciato per reati violenti contro la persona, il minore per reati finanziari ed edilizi». Così li ha descritti il Gip Luca Ramponi nell’ordinanza che nel luglio scorso ha portato dietro le sbarre i fratelli, ai quali poi su richiesta dell’avvocato difensore Davide Martinelli sono stati concessi i domiciliari nonostante l’opposizione del pm Iacopo Berardi.

Corruzione di un carabiniere e simulazione di un furto finalizzato a una maxifrode assicurativa: queste le accuse formalizzate tre mesi fa nei confronti degli Arabia, principali protagonisti di una vicenda che ha scosso l’Arma reggiana. La prima indagine è partita nel febbraio scorso, quando una ex socia estromessa dall’azienda di noleggio mezzi dei fratelli Arabia si è rivolta ai carabinieri di un’altra caserma riferendo della singolare familiarità dei titolari con un appuntato di 53 anni, in servizio in una stazione della val d’Enza, e annunciando l’intenzione del trio (i fratelli e il loro prestanome campano di 59 anni) di simulare un colpo nella ditta di ricambi auto (in realtà il capannone era vuoto) per intascarsi il risarcimento dell’assicurazione; il carabiniere avrebbe falsificato il verbale in cambio di favori (mezzi noleggiati gratis) e di una mazzetta di 500 euro. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia hanno condotto l’indagine sui colleghi: hanno intercettato i soggetti coinvolti seguendo la preparazione del finto colpo “in diretta” e hanno perfino installato una cimice sull’auto di servizio, in modo tale da incastrare i responsabili quando, il 21 marzo scorso, il prestanome ha denunciato il finto furto da 30mila euro. I fratelli Arabia sono stati arrestati, il prestanome campano di 59 anni è stato indagato mentre il carabiniere è stato sospeso per un anno.


L’attuale inchiesta era già scritta nell’ordinanza del Gip: «Gli Arabia, pur avendo un’occupazione lecita, è ragionevole che traggano dalla commissione di reati i mezzi per mantenersi, posto che le imprese di fatto gestite dal fratello sono state in larga misura intestate a prestanomi secondo lo schema tipico per la perpetrazione di truffe, reati fallimentari e tributari».

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