Perseverance, via all’udienza preliminare dal 22 dicembre alla sbarra 48 imputati

reggio emilia. Si terrà nell’aula-bunker del carcere bolognese della Dozza – a partire dal 22 dicembre, davanti al giudice Claudio Paris – l’udienza preliminare legata all’operazione antimafia Perseverance, per la quale la pm della Dda Beatrice Ronchi ha chiesto il rinvio a giudizio per 48 imputati. Si tratta di nomi in gran parte noti: dovranno far fronte ad un ulteriore ventaglio di accuse. La novità dell’inchiesta non risiede tanto nei nominativi, quanto in un approfondimento di circostanze che restituiscono il polso della riorganizzazione della ‘ndrangheta emiliana e di come i partecipi abbiano resistito – per quanto possibile e in tutte le sedi immaginabili, dall’interno dei nuclei familiari fino ai rapporti di potere in carcere, dalle false testimonianze al reperimento di altri prestanome per fatture false – al dimezzamento del loro “esercito”. Il pentito Giuseppe Giglio ricompare, in concorso con i fratelli montecchiesi Palmo e Giuseppe Vertinelli per concorso in corruzione con l’aggravante del metodo mafioso. È l’arcinota vicenda del poliziotto di Catanzaro, Antonio Cianflone, e del collega Francesco Matacera. Agenti della Mobile infedeli che spifferavano informazioni segrete e che si vendevano per regalìe. Avrebbe fornito falsa testimonianza Gaetano Calabretta, commercialista di Crotone, che davanti al tribunale di Reggio Emilia il 18 luglio 2017 «affermava falsamente che i titolari effettivi delle quote della società Top Service Srl erano» due teste di legno, «ben sapendo che costoro erano meri prestanome di Palmo Vertinelli». Accusato dello stesso reato Domenico Sestito. Nell’aula bunker, per due volte deponendo come testimone della difesa di Giuseppe e Vincenzo Iaquinta «affermava falsamente di essere responsabile del villaggio Porto Kaleo di Marinella di Cutro e di aver ordinato 5 ombrelloni (di cui due per gli Iaquinta)» perché «mancavano», «su richiesta di Giuseppe». Un preveggente, visto che secondo la pm gli ombrelloni vennero acquistati prima del furto. Due vecchie conoscenze, Gianni e Antonio Florovito, sono nel mirino per lesioni personali aggravate e per detenzione in carcere di arma atta a offendere. Pietro Arabia è accusato di emissione di fatture false (per oltre un milione di euro negli anni tra il 2019 e il 2021) in concorso con Salvatore Muto (classe 1985).

T.S.


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