Furti di casse acustiche nella ditta in cui lavorano per rivenderle online

Sgominata una banda di dipendenti infedeli che dal 2019 rubavano alla Rcf In due anni profitti per 400mila euro: sei accusati di associazione a delinquere

Ambra Prati

reggio emilia. Sottraendo componenti alla casa madre – il colosso dell’audio Rcf – hanno messo in piedi un vero e proprio mercato parallelo, che poteva contare su un’intera filiera in nero: dal furto dei materiali agli addetti ai lavori in grado di assemblare i prodotti e aggiustarli, dai coordinatori della vendita online a un “rivenditore” che si occupava dell’export.


È stata chiamata “Affari musicali” l’operazione condotta dai carabinieri della stazione di Santa Croce e dalla Compagnia di Reggio, che dopo due anni di indagini hanno sgominato un’organizzazione criminale finalizzata all’appropriazione indebita, furto, ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio e favoreggiamento reale: queste a vario titolo le accuse mosse a sei persone, mentre altre sette sono indagate a piede libero.

L’inchiesta dei carabinieri è stata coordinata dal pm Iacopo Berardi e l’ordinanza di misura cautelare, firmata dal Gip Luca Ramponi, è stata eseguita all’alba di ieri da una cinquantina di militari di Reggio Emilia, Lodi e Napoli.

L’accusa più grave, quella associativa, è stata riconosciuta per sei persone: Antonio Belsino, 46 anni, considerato il capo insieme a Vincenzo Petrone, 56 anni, raggiunto a Napoli dove risiedeva negli ultimi mesi; Fabio Timpani, 29 anni, la compagna Rossana Liperoti, 35 anni, Gino Servidio, 44 anni, Giuseppe Di Matteo, 51 anni. Belsino e Petrone, considerati i vertici della banda, sono finiti ai domiciliari, così come Ermir Mihillaj, albanese di 31 anni raggiunto a Lodi, per il quale l’imputazione di associazione non è stata riconosciuta. Divieto di dimora nella provincia di Reggio per Timpani, Liperoti, Servidio e un 70enne di Cadelbosco Sopra (anch’egli senza associazione). Obbligo di firma per Di Matteo.

La vicenda risale al luglio 2019, quando il colosso Rcf ha sporto formale denuncia riferendo di numerose irregolarità nella gestione dei magazzini e svariati ammanchi (di prodotti e componenti) emersi nel corso di periodici inventari. Misteriose sparizioni di ingenti quantità di materiale – avvenute nel magazzino principale ma soprattutto nei magazzini delle società fornitrici – che facevano il paio con diverse segnalazioni, arrivate dalla rete distributiva, sul fatto che online fossero proposti prodotti spacciati per Rcf alla metà del valore.

I carabinieri hanno iniziato una lunga attività, il cui perno sono state le telecamere nascoste installate in magazzini e intercettazioni ambientali e telefoniche sui soggetti sospettati. La ricostruzione del puzzle ha permesso di svelare una organizzazione criminale che ha agito con sistematicità per un periodo che va dal luglio 2019 fino a marzo 2021, ottenendo profitti stimati in 400mila euro. Proprio nel marzo scorso sono scattate le perquisizioni domiciliari, con il sequestro di numerose casse acustiche, 60mila euro in contanti e orologi di lusso, ritenuti proventi del giro illecito.

Una banda formata da lavoratori insospettabili, che si sono organizzati con ruoli ben definiti in base alla collocazione lavorativa (coinvolte quattro ditte dell’indotto Rcf). C’era chi si occupava di sottrarre il materiale, usando espedienti collaudati: alcuni nascondevano i pezzi durante l’orario di lavoro in magazzino, altri con la scusa di buttare la spazzatura posizionavano dei sacchi tra i cassonetti esterni recuperandoli in un secondo tempo. A ogni componente veniva tolta la matricola, in modo da rendere impossibile risalire alla provenienza, ma veniva lasciato il marchio Rcf, per attirare gli acquirenti. Interveniva la fase dell’assemblaggio, che di solito avveniva in casa; poiché si trattava di un assemblaggio artigianale che saltava a piè pari i test, spesso le casse acustiche erano difettose ma in tal caso c’era qualcuno che poteva rimediare. Subentrava la vendita, quasi sempre online: e, anche se in un caso è stato utilizzato Subito.it, si privilegiavano siti specializzati in attrezzature musicali.

Infine il compito dell’albanese consisteva nel “ramo estero”: trasportare e rivendere sulle piazze dell’Est i prodotti che la banda vendeva a metà del prezzo (500 euro per casse da mille euro). Peccato che Mihillaj se ne vantasse sui social, con video che mostravano la grande disponibilità di contanti e prodotti.

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