Casina, la lettera dell'amico di Walter: "La storia sembra già dimenticata...ma dobbiamo parlare dei giovani"

Il sociologo Luca Bertolini: "Non chiudiamo questa pagina nel silenzio. Il recinto è aperto e i buoi stanno scappando. Bisogna fare presto!"

CASINA. Luca Bertolini, sociologo ed amico di Walter Fornaciari, ha scritto alla Gazzetta di Reggio una lettera-riflessione su quanto accaduto al 47enne.

Sicuramente si è sentito un rumore. Quel calcio,pugno  o spinta o qualsiasi cosa sia stata deve,per forza, aver procurato un gran rumore. Strano. Nuovo. Una testa che si spacca al suolo non è una cosa da tutti  i giorni. Chissà quali emozioni hanno navigato nelle anime dei ragazzi quando la testa si è spaccata?! A quel punto Walter era spacciato. Qualcuno ha preso paura ed ha chiamato i soccorsi (gli adulti). La ghenga si è rotta. Paura, eccitazione, stupore, tutto al massimo. Tutto.
La fame di emozioni era stata saziata. Forse per una volta, e dico per una volta, ha tracimato i confini dell’umanità, ma era certamente sazia. Walter però è morto davvero.

Non è più umano.

I ragazzi cercano il fuoco, i film,l’ardere,i video game,  l’esplosione, la virtualità, l’eccitazione, gli viene offerto deserto, e   loro sbeffeggiano un debole inerme uccidendolo per sbaglio. Perché? Perché arrivare a questi punti? Succede troppo spesso, in troppi posti diversi, di riscontrare  episodi di violenze inenarrabili e delitti atroci. Inutili. Quasi tutti per sbaglio. Nell’ultima settimana, per esempio, tre bambini di Palermo sono stati ricoverati per over dose. Per sbaglio, ovviamente.

Si, è vero:nei paesi ci sono alcune attività motorie discretamente strutturate, ma fondamentalmente sono in mano solo a benemeriti volontari.
Così è a Casina come a Bologna, Otranto, Roma, Zagabria, ovunque.
Manca la proposta: ai ragazzi non viene offerto nulla. Poco.
 Loro cercano le Emozioni. Cercano quelle. Come noi adulti, del resto.
E noi adulti cosa facciamo? Ci giriamo di là. Non sento proposte da nessuno, istituzione o associazione che sia. Io dico che è il momento di parlare, di incontrarsi, scontrarsi e confrontarsi.


La storia di Walter pare già caduta nel dimenticatoio, nell’oblio, in quella buca dove si mettono le robe vecchie e poi chi se le ricorda più….
Vorrei far notare che stiamo parlando anche e soprattutto dei ragazzi (minorenni) dei nostri paesi. Se qualcuno pensa che la storia di Walter sia una casualità io gli dico che si sbaglia di grosso e che, presto o tardi, torneremo ad occuparci di pessima cronaca. Ci vorrebbe una consulta per ogni paese e quartiere, composta da personale scolastico, servizi sociali, assessorati alla cultura e allo sport e cercare di individuare una road map per poter avere una proposta culturale ed emozionale rivolta ai minori. In Islanda in vent’anni dall’ avere i dati sull’alcolismo e la tossicodipendenza minorile tra i peggiori d’Europa sono passati ad essere i migliori. Non hanno avuto fortuna: hanno lavorato. Hanno creato per tutti i ragazzi in età scolare attività pomeridiane forti dal punto di vista emozionale, hanno aumentato la presenza di “educatori di strada” e ci hanno creduto. Qui a Casina, se prima avvertivo un rispettoso e pudico silenzio in attesa che uscisse la verità, ora sento uno frastornante sovvociare di pareri da Bar: discorsi inutili, colpevolisti e innocentisti, quasi tutti infastiditi dalla risonanza mediatica dell’accaduto.. No! Il problema non è questo. Il problema è che se non facciamo qualcosa queste storie, o altre simili, si ripeteranno. Se non a Casina altrove, ma si ripeteranno. Il mio vuole essere un appello alle istituzioni che si attivino quanto più rapidamente possibile per discutere del problema con dei professionisti e con la cittadinanza. Non chiudiamo questa pagina nel silenzio. Il recinto è aperto e i buoi stanno scappando. Bisogna fare presto!