Le mani dei Grande Aracri sui lavori sismici dell’asilo

Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «Devo stare attento a non farmi beccare alla guida dell’escavatore. Io nel cantiere non posso comparire, prendo i documenti di Franco». «Sì sì avviso Franco». Così Salvatore Grande Aracri e Chiellino, un muratore di origine calabrese residente a Viadana, si mettevano d’accordo sull’utilizzo da parte del figlio di Francesco Grande Aracri di un’altra identità (un operaio del muratore che in cambio percepirà la cassa edile) nel caso di controlli: controlli ampiamente previsti, trattandosi dell’appalto per adeguamento sismico di un asilo comunale di Mirandola, nel Modenese. Questo uno degli episodi ripercorsi ieri in tribunale a Reggio Emilia dal commissario della Squadra Mobile di Bologna Saverio Pescatore nell’ambito del processo Grimilde, coordinato dalla Dda di Bologna (pm Beatrice Ronchi, davanti al collegiale presieduto dal giudice Giovanni Ghini)e incentrato sul ramo brescellese dei Grande Aracri: Francesco, fratello del boss Nicolino, il figlio Salvatore (già condannato in abbreviato a vent’anni), l’altro figlio e diversi sodali, tutti accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata a una serie di reati, in primis l’intestazione fittizia.


«Francesco era sempre a conoscenza delle iniziative del figlio e vi partecipava fornendo il suo contribuito», ha inteso dimostrare il commissario che, citando date e una miriade di intercettazioni, ha ripercorso come i tentacoli della piovra ’ndranghetista si siano estese anche su appalti pubblici di rilievo come quello indetto dal Comune di Mirandola. Nel 2018 Salvatore contattava il muratore per ottenere il personale, spiegandogli che l’appalto previsto per l’estate se l’è aggiudicato Giuseppe Serio, brescellese suocero di Paolo Grande Aracri. Non avendo la disponibilità economica per eseguire i lavori Serio si rivolgeva a Francesco che mandava avanti il figlio: «È una fatica che ha dato a mio papà». Quando Salvatore si lamenta perché costretto a dividere il guadagno con Serio il padre gli dà istruzioni su come fare la cresta: «Acquista direttamente il materiale, così cerchi di risparmiare. Lo devi fare tu». Il 2 luglio 2018 Salvatore si presenta sul cantiere, per il preventivo approvato dal padre, su una Bmw insieme a Matteo Pistis, definito dal commissario «un altro prestanome di beni e società». Gli operai saranno pagati con un mazzo di Poste Pay che Salvatore tira fuori dal cruscotto. Salvatore prospettava al muratore future commesse sempre tramite la società Domus: tra queste nientemeno che una caserma a Sissa, nel parmense.

Am.P.

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