La Congrega dei Liffi e i primi quarant’anni tra cucina e buon cibo

L’associazione culturale tramanda la tradizione delle resdore È stata fondata nel 1981 e il piatto principe rimane il pesce 

Luigi Vinceti

REGGIO EMILIA. Fra le abilità manifatturiere reggiane spicca, da lungo tempo, quella collegata alla tavola.


La “manualità” espressa in cucina deriva sicuramente dalla qualità dei cibi ma si esalta anche nella preparazione dei piatti, che fonda le radici nella storica tradizione delle nostre magnifiche “resdore”.

Quel seme non è andato perduto perché oggi c’è chi tramanda la loro abilità gastronomica dedicandosi allo studio, ricerca, preparazione, assaggio e divulgazione della cucina di pesce, proponendola alla degustazione e raccontandola attraverso libri e corsi destinati al grande pubblico.

Così fanno ad esempio gli iscritti alla Congrega dei Liffi, associazione culturale e scuola di cucina. Dal dizionario Reggiano-Italiano di Luciano Serra e Luigi Ferrari Congrèga sta per congregazione, combutta, e Lifòun per ghiottone, buongustaio.

È stata fondata nel 1981 (dunque quarant’anni fa) dal conte Pietro Scapinelli, che tuttora la guida e la promuove con inesauribile vocazione riunendo gli amici che vanno ai fornelli per stare in compagnia e divertirsi.

Se vuoi essere un liffo devi amare la cucina e avere il piacere di praticarla. All’inizio erano specialisti di caccia subacquea che cucinavano il pescato. Ecco perché “Il pesce” resta il piatto principe.

Da vent’anni la sede è a Quattro Castella, in una storica casa colonica di via Prampolini, che dispone di una enorme cucina (ben 130 metri quadrati) dotata di attrezzature professionali d’avanguardia. Non mancano una capiente sala da pranzo, un salone delle feste e spazi esterni circondati da un orto di erbe aromatiche.

Loro, i Liffi, si ritrovano ogni settimana con un capo ricetta che prima fa degustare poi illustra ogni portata nei dettagli.

La didattica è condotta da chef stellati, autori di importanti pubblicazioni e spesso impegnati in prove di assaggio sia in Italia che oltre confine. Si potrebbe dunque parlare di una Accademia degli amanti della cucina.

Sono una settantina i soci che si occupano di approfondire gli studi, partecipare a fiere, collaborare con enti, giornali, riviste, comporre nuove ricette, tenere lezioni.

Il mercoledì è la serata prescelta e, nell’ultimo incontro, capo chef è stato il vice presidente Gian Luigi Cuoghi, che di mestiere fa ben altro (è operatore immobiliare) ma davanti ai fornelli si emoziona.

Il suo menù, raccontato in ogni dettaglio, prevedeva, insieme ai vini, ricette di Uliassi, chef stellato di Senigallia: 1) rostì di patate, alici e ostrica, cialda di cacao e gelato di scalogno; 2) baccalà fritto, caponata di melanzane, lonzino affumicato e frutti di bosco; 3) filetto di spigola, radicchio, cipollotti glassati e alici del cantabrico; 4) ravioli di carciofi, gamberi e carciofi fritti; 5) mousse di ricotta e cioccolato, canditi di agrumi e capperi in foglia. Da leccarsi le dita.

Intanto è già programmata, per la serata di domani, una nuova lezione alla Cantina di Albinea e Canali – in via Tassoni, località Capriolo, a Reggio Emilia – dove, assicura il direttore Stefano Colli, la cena didattica godrà dell’abbinamento con i vini della Cantina stessa, presentati dal sommelier Giuseppe Uberti, anche lui “liffo” di lungo corso.

Per le limitazioni imposte dalle misure contro la pandemia, i posti sono limitati e chi è interessato conviene si iscriva alla svelta.

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