Covid a Reggio Emilia: primi focolai alle superiori, due le classi in quarantena

Dieci scolaresche mandate a casa per precauzione. Bedeschi: «Situazione sotto controllo grazie ai vaccinati»

REGGIO EMILIA. Dieci classi in quarantena per un totale di 123 alunni e studenti rimandati precauzionalmente a casa. E fra questi, per la prima volta dall’inizio di questo anno scolastico, anche due sezioni delle superiori. Questa la situazione attuale in provincia di Reggio Emilia, una fotografia che sarebbe meglio definire il frammento di un video in continua evoluzione.

A spiegarlo è direttamente Emanuela Bedeschi, direttrice del Dipartimento di sanità pubblica dell’Ausl di Reggio Emilia, la figura incaricata di coordinare il complesso lavoro di controllo sulle scuole e non solo: «È un mondo fluido. Ogni giorno esaminiamo i positivi in età scolastica e valutiamo se si tratti di un caso isolato o se invece sia opportuno coinvolgere anche gli istituti di appartenenza, per poi capire l’origine dell’eventuale focolaio».


I numeri

I numeri raccontati ieri dalla Bedeschi sono aggiornati all’ultimo bilancio settimanale di domenica. Dall’inizio di questo anno scolastico sono stati 35 i focolai registrati dall’Ausl tra i banchi della provincia e fra questi «28 si sono verificati nelle scuole dell’infanzia, nelle primarie e nelle secondarie di primo grado (materne, elementari e medie, ndr). Si aggiungono poi i focolai fra i servizi educativi del doposcuola, che anche in questo caso coinvolgono prevalentemente i bambini delle primarie».

Ma la novità principale di questi ultimi dieci giorni è la quarantena di due classi delle superiori in due differenti istituti fra città e provincia. «Domenica erano dieci in totale le sezioni che abbiamo messo in quarantena precauzionale – conferma la direttrice – per un totale di 123 fra alunni e studenti e sette fra docenti e collaboratori scolastici».

Il nuovo protocollo

Avere in quarantena 123 bambini e adolescenti non vuol dire, ovviamente, avere 123 positivi al Covid: «Abbiamo iniziato ad applicare il nuovo protocollo – chiarisce la Bedeschi – che prevede per i più piccoli la quarantena obbligatoria dell’intera sezione anche con un solo positivo mentre, per le superiori, il numero di positivi necessario sale a tre con una sorveglianza costituita da una serie di tamponi più ravvicinati».

Un’altra importante differenziazione riguarda poi «i vaccinati e i non vaccinati, con una riduzione della quarantena per chi è stato vaccinato».

L’obiettivo del ministero è infatti quello di tutelare il più possibile il diritto allo studio in presenza, soprattutto per gli adolescenti. «In questo modo – prosegue la dottoressa – riusciamo a gestire meglio la situazione. A patto, ovviamente, di una collaborazione con le famiglie. Occorre eseguire i tamponi in modo organizzato e coordinato con noi ma, così facendo, cerchiamo di garantire una maggiore continuità dell’attività scolastica riducendo al minimo la didattica a distanza».

Grazie ai vaccinati

Se guardiamo allo stesso periodo dell’anno scorso, il panorama è totalmente diverso. Da settembre a dicembre 2020 erano state 187 le classi reggiane gestite dall’Ausl e colpite da Covid e quarantene: «Oggi è tutto un altro mondo, la situazione è abbastanza sotto controllo e da settembre abbiamo avuto al massimo dieci focolai nelle scuole da gestire contemporaneamente, in prevalenza in nidi, materne e d elementari. Non dimentichiamoci che lo scorso anno, di questi tempi, eravamo in piena ondata pandemica e le superiori erano coinvolte maggiormente».

Merito, ribadisce la Bedeschi, «dell’alta copertura vaccinale fra i ragazzi in età più adulta e dell’attenzione ai protocolli adottata dagli istituti, che ormai hanno maturato una certa esperienza. La sensazione, condivisa con i colleghi delle altre aziende sanitarie, è che spesso le scuole risentano di quello che accade all’esterno: la maggioranza dei positivi provengono da focolai familiari o da situazioni di vicinanza durante feste e momenti di convivialità». Niente panico dunque, ma è prioritario non abbassare la guardia. E aderire con la campagna vaccinale e ai richiami.

«Con solo dieci classi in quarantena la situazione è ancora gestibile – conclude la Bedeschi – ma il lavoro nostro e delle scuole è comunque tanto. Se i numeri dovessero salire diventerebbe tutto più complicato».

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