Aemilia e i rischi attuali Per tre ore a dibattito con il cronista Soresina

cavriago. Tre ore intense, tutte d’un fiato, hanno contrassegnato – domenica pomeriggio al Multiplo – la presentazione del libro “I mille giorni di Aemilia” (edito da Aliberti). In una sala stipata, l’autore del volume – Tiziano Soresina, giornalista della Gazzetta – ha dialogato non solo con Elio Cadoppi (dell’associazione culturale “Carmen Zanti”organizzatrice dell’iniziativa) che ha condotto un’articolata intervista, ma anche con il pubblico (è intervenuto pure il sindaco Francesca Bedogni) che ha posto non poche domande. Un botta e risposta che ha toccato i temi più interessanti proposti dalla pubblicazione, per poi incanalarsi verso il dopo-Aemilia, cioè sugli ultimi anni in cui si sono incardinate vicende inquietanti.

Ovviamente la presentazione, divenuta pian piano un vero e proprio dibattito sul radicamento ’ndranghetista in Emilia (con il Reggiano come epicentro, come ha già sancito la sentenza di Cassazione sui riti alternativi di Aemilia), è partita dai contenuti del volume (200 località e 860 nomi con relative pagine di riferimento come bussola). L’autore ha tratteggiato quanto emerso nelle 195 udienze del maxiprocesso Aemilia (con 149 imputati il più grande contro la ’ndrangheta mai tenutosi al Nord), spiegando poi come sia stato necessario coordinare questo diario giudiziario con una quarantina di approfondimenti, per descrivere in modo compiuto (e per tanti versi inedito) quarant’anni di radicamento mafioso nelle nostre terre, dal fatturato spaventoso a danno dell’economia che opera nella legalità. Non sono mancate domande critiche sul ruolo della politica (i famosi anticorpi...) e sui servitori dello Stato condannati, per non parlare della “zona grigia” rivelatasi per nulla impermeabile al clan. Molto dibattuto anche il caso-Brescello (Comune sciolto per mafia nel 2016), a cui si sono agganciate le polemiche sulla scarsa attività di due Commissioni della legalità (di Reggio Emilia e Brescello), senza dimenticare i roghi dolosi che continuano ad imperversare e i dubbi sul delitto di Cadelbosco Sopra. In sala emergono paure, sospetti, ma anche la voglia di far fronte comune contro la ’ndrangheta. Tre ore decisamente antimafia.


R.P.

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